Nella giungla del Collio

Sono stati 27 gli equipaggi ad affrontarsi nella sesta edizione del Rainforest Challenge South Europe andato in scena a fine maggio in terra friulana. Ecco come è andato l’evento organizzato dal FLS 4×4

Èstata l’edizione dei record quella del Rainforest Challenge South Europe svoltasi nell’ultimo week end di maggio. Per quattro giorni, l’RFC targato Freedom Live Style 4×4 ha visto 27 equipaggi, di cui due provenienti dall’Austria, darsi battaglia a colpi di acrobazie al limite del ribaltamento lungo 14 speciali, allestite ad hoc dallo staff organizzatore con difficoltà degne di un vero Rainforest. Complici anche le piogge monsoniche dei giorni precedenti la gara, i veicoli presenti, suddivisi fra “preparati” e “proto”, si sono resi protagonisti di una sfida fra le più entusiasmanti degli ultimi anni. Da sottolineare la partecipazione di alcuni nuovi equipaggi che, seppur timidamente, si sono avvicinati a questa disciplina, riuscendo a destreggiarsi ottimamente su tracciati estremi, dimostrando coraggio e tanto spirito combattivo.

Ad avere la meglio in categoria “proto” è stato il team romano S.R.M.4X4 condotto da Alessandro Guidoni (driver) e Sergio Moccia (co-driver), a bordo della loro Jeep TJ “1980” e già campioni della prima edizione del Rainforest friulano. “Questa è stata la gara perfetta – racconta Moccia – la gara che fin dal prologo si è evoluta alla perfezione fino a portarci al primo posto in finale. Non posso che essere fiero del nostro team”. A seguire il Red Team, campione uscente, con Simone Cognini “Bumba” (pilota) e Dario Lacchio “Duracell” (co-pilota) su Disco 300 TDI mentre sul terzo gradino del podio si è riconfermato il proto Red Evo di Lorenzo Tadini navigato da Tommaso Nozzolini con i colori del Fenix Racing Team. Tutti nuovi invece gli equipaggi saliti sul podio dei preparati: al 1° posto si è piazzata la Jeep YJ di Alberto Bergamo con a fianco Luca Callegari, supportati dal Team RM Custom; il 2° piazzamento è andato a Riccardo Tortolani con Marco Giorgi su Mitsubishi Pajero del Team 2 Monti CST Tyres e sul 3° gradino la coppia formata da Massimiliano Demenego e Anna Dal Tio (prima donna al RFC South Europe) del Red Team HM4X4 su Jeep JK HEMI.

Fra le 14 prove speciali allestite dallo staff del FLS 4×4 la numero 1, la più lunga e difficile di tutte grazie a un tracciato in puro stile Rainforest, è quella che più è piaciuta agli equipaggi in gara che si sono divertiti però anche fra il mix di rocce della prova numero 2 e fra i passaggi spettacolari nel fiume della 3. Senza dimenticare i tratti inediti della PS 4 che ha entusiasmato altrettanto piloti e navigatori. 

Gli organizzatori ringraziano tutto lo staff, i commissari di percorso, le Amministrazioni Comunali e tutti gli Enti preposti al rilascio delle autorizzazioni, gli sponsor (che nonostante il periodo di lockdown hanno supportato nei costi l’organizzazione, rendendo possibile la realizzazione dell’evento), il pubblico e i team che hanno dato spettacolo. Appuntamento all’anno prossimo!

Classifica Categoria Preparati

  1. #22 Alberto Bergamo e Luca Callegari – Jeep Wrangler YJ – Team RM Custom – 6400 pt
  2. #33 Riccardo Tortolani e Marco Giorgi – Mitsubishi Pajero – Team 2 Monti CST Tyres – 5880 pt
  3. #24 Massimiliano Demenego e Anna Dal Tio – Jeep JK HEMI – Red Team HM4x4 – 4640 pt
  4. #30 Michele Tonon e Mauro Casagrande – Jeep TJ 5.7 – Team RM Custom – 1450 pt

Classifica Categoria Proto

  1. #51 Alessandro Guidoni e Sergio Moccia – Jeep TJ 1980 – Team S.R.M. 4×4 – 11760 pt
  2. #48 Simone Cognini e Dario Lacchio – Disco 300 TDI – Red Team HM4x4 – 11675 pt
  3. #43 Lorenzo Tadini e Tommaso Nozzolini – Proto Red Evo – Fenix Racing Team – 11550 pt
  4. #58 Massimo Rubechini e Michele Arrigucci – Jeep YJ Proto – Team Evolution 4×4 – 11490 pt
  5. #47 Massimiliano Meoni e Daniele Lisa – Jeep Black Jaws – Team Meo Max Max 4×4 – 11335 pt
  6. #50 Johann Eibensteiner e Harry Deutschmann – Jeep Proto Buggy – Team Iron Vienna – 11310 pt
  7. #49 Niccolò Zucca e Stefano Scali – Suzuki Proto – Team Evolution 4×4 – 11290 pt
  8. #41 Steven Giusti e Mirko Alba – Suzuki Samurai – Fenix Racing Team – 10929 pt
  9. #59 Gianluca Nardi e Markus Scwarz – Nissan Proto – Traction 4×4 – 10655 pt
  10. #44 Eros China e Alessio Bortolussi – Suzuki SJ – Black Team – 10650 pt
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Testo Sonja Vietto Ramus
Foto G. Vardanega, V. Da Pare, A. Zunin, M. Zunin e M. Cappone

Sicilia on the road fra mandorli e barocco

Alla scoperta di una terra immersa nel cuore del Mediterraneo a bordo di un Fiat Ducato camperizzato

Adagiata ai piedi dell’Etna, Catania racchiude un centro storico dichiarato Patrimonio Unesco: riprogettata dopo il terremoto del 1693 dall’architetto Giovanni Battista Vaccarini secondo lo stile dell’epoca, è una città che incanta per la sua architettura barocca e non solo. Non poteva allora che partire da qui l’on the road protagonista di questo itinerario che, per una settimana e qualche centinaia di chilometri a bordo di un Fiat Ducato Active Plus camperizzato, preso a noleggio da Indie Campers, accompagna alla scoperta di uno degli angoli più suggestivi della Sicilia: quello a sud ovest (ma con tanto di tappa anche a Taormina e Agrigento). Piazza Duomo, su cui si affacciano palazzi antichi e al cui centro s’innalza l’elefante in basalto, è il cuore di Catania. Da qui si diramano le vie dello shopping, fra cui l’Etnea, e sempre da qui, percorrendo pochi passi, si può raggiungere il mercato del pesce, a Porta Uzeda, nel quartiere Pescheria, che con le sue bancarelle, i profumi della gastronomia millenaria e le urla di venditori pittoreschi è un concentrato vero di Sicilia. Ci sono poi il castello Ursino con i suoi blocchi squadrati di lava e le massicce torri angolari, la cattedrale di Sant’Agata con le reliquie della santa patrona della città, villa Bellini con giardini, fontane e un padiglione in stile liberty. E se si viene colti da un languorino mentre si passeggia, non c’è che l’imbarazzo della scelta: ci si può fermare ad esempio da Scirocco, un piccolo locale informale con tavolini all’aperto che serve pesce fritto nei coni di carta. Si trova in piazza Alonzo di Benedetto 7, proprio di fronte al mercato del pesce, ed è uno dei migliori “street food” mai provati: il “cartoccio” con il pescato del giorno o quello di terra (con verdure in pastella e arancinetto al pistacchio), le polpettine di pesce e le sarde a beccafico meritano da soli la visita di Catania (e pure il viaggio in Sicilia). Cento metri più in là c’è invece l’osteria Antica Marina, in via Pardo 29, dove si possono assaporare i piatti della cucina siciliana di mare, dall’antipasto (con varietà di pesce cotto e crudo) al tris di carpacci (tonno, baccalà e pesce spada), dalla catalana di crostacei alle lasagne al pesto di mandorle di Avola e gambero rosso di Sicilia. Una delizia per il palato. E se ai dolci non si vuole rinunciare si può andare ai civici 300/304 di via Etnea per gustare cannoli, marzapane, frutta martorana e cassate della Pasticceria Savia, fondata nel 1987 da Angelo e la moglie Elisabetta. Per dormire, a due passi dalla cattedrale c’è Al Duomo Inn, ospitato in un edificio storico con tanto di loggia del XVIII secolo: dai balconi di questo B&B di via Vittorio Emanuele II 120, gestito dal signor Massimiliano (chiedetegli informazioni su cosa fare nella vostra permanenza in città, non ve ne pentirete), si vede il duomo. 

Percorrendo per una cinquantina di chilometri la A18, ecco Taormina, a nord di Catania, forse la più turistica località siciliana, con una vista impareggiabile sull’Etna e sul mare. La strada che si percorre, con i suoi stretti tornanti, anticipa le meraviglie che si vedranno di lì a poco: dimore ornate di merli, il duomo, palazzo Corvaja con il museo siciliano di arte e tradizioni popolari e piazza IX Aprile, a metà di corso Umberto (fra Porta Messina e Porta Catania). E poi lui, il teatro greco-romano, costruito nel III secolo con una struttura che all’epoca poteva accogliere sino a 20mila spettatori: dalle gradinate si può godere di un panorama mozzafiato sulla costa e chiudendo gli occhi sembrerà quasi di sentire le voci e le urla dei combattimenti dei gladiatori. Per una pausa pranzo c’è il ristorante Museo della Pasta al civico 42 di corso Umberto dove oltre a assaporare i piatti della cucina locale si può anche partecipare (su prenotazione) a una cooking class o degustare vini con formaggi e salumi. Per dormire, fra le tante proposte, c’è Vilagos Apartments & Loft, nel cuore della cittadina: alcune delle loro soluzioni includono terrazza con vista mare e centro storico. 

Una sosta la merita anche il minuscolo borgo di Castelmola, distante appena 5 km, abbarbicato sulla montagna, celebre per il vino dolce alla mandorla e i merletti fatti a mano. Per chi è amante del barocco, il sud est della Sicilia è imperdibile perché proprio qui s’incontra il trionfo di uno stile che ha fatto delle curve fluide e degli effetti di luce e ombra le sue caratteristiche più preziose. Punto di partenza Siracusa (a poco più di 65 km da Catania), antica capitale della Magna Grecia che, nonostante il trascorrere del tempo, è riuscita a mantenere intatto il suo fascino. Ecco allora che passeggiare alla scoperta di Ortigia, cuore storico della città, con le viuzze dove oggi hanno aperto boutique di stilisti emergenti, hotel di charme e ristoranti che puntano al biologico, è assolutamente da fare così come sorseggiare un aperitivo, o perché no, una gustosa granita al limone, in piazza Duomo e lungo il porto. In meno di un km quadrato ci sono resti antichi, medievali e barocchi, il teatro dell’Opera dei Pupi, il museo Leonardo da Vinci e Archimede e tanto altro. Per chi viaggia in camper o con auto attrezzate di tenda si può scegliere di appoggiarsi al Camping Rinaura (SS115 km 4 da Siracusa – strada Laganelli, 8), una suggestiva area verde con ulivi secolari.

Proseguendo verso sud, costeggiando il Mediterraneo, s’incontra poi una pianura coltivata a mandorli e limoni che arriva sino al mare. Si raggiugono Avola, famosa per il vino  prodotto da vitigni a bacca nera; la riserva naturale di Vendicari, un vero paradiso per gli appassionati di birdwatching (ospita più di 250 specie differenti di volatili fra cui fenicotteri, ibis e spatole); Marzamemi, borgo marinaro e frazione del Comune di Pachino, splendido con la tonnara che per secoli è stata la principale della Sicilia orientale, le case dei pescatori e le due chiese dedicate entrambe al patrono San Francesco di Paola in piazza Regina Margherita. Proprio qui, seduti in un set fotografico a cielo aperto, si può gustare non solo la più conosciuta granita siciliana ma anche la “cremolata”, dalla consistenza più cremosa perché ottenuta frullando la frutta (provate quella con fichi e ricotta). Se poi volete deliziarvi con una delle migliori cucine siciliane in assoluto, sempre in piazza Regina Margherita, sedetevi a un tavolo della Taverna La Cialoma (in Sicilia, la cialoma è il termine usato per indicare il canto con cui i pescatori della tonnara si davano ritmo durante le varie fasi della pesca): pesce, verdure, vini, olio e dolci sono frutto di antiche e sapienti preparazioni legate alla tradizione del luogo. 

Meno di 5 km più a sud, nell’entroterra, ecco Pachino, terra cantata da Virgilio nell’Eneide e da Dante nella Divina Commedia, nota al mondo per il suo pomodoro ciliegino e le acque verde smeraldo che ne lambiscono gli 8 km di spiaggia. Lungo la costa, percorrendo alcune strade provinciali, si raggiunge Portopalo di Capo Passero nella punta a sud della Sicilia, vivace porto di pescatori con calette di sabbia e spiagge di dune. Qui le coste, battute dai venti, sono molto amate dai surfisti. Per dormire a due passi dal mare con lo sciabordio delle onde in sottofondo, c’è l’area di sosta camper Club Dragomar sulla strada comunale Marzamemi-Portopalo: il panorama sullo Ionio è davvero unico. 

Allontanandosi dal mare per approdare alla Sicilia arsa dal sole ecco città d’arte come Noto, Modica e Ragusa, dominate da veri e propri gioielli di architettura barocca, pietra calcarea, fregi e colonne. Patrimonio Unesco per il suo splendido centro con chiese, palazzi, piazze e scalinate, a Noto sembra di passeggiare all’interno di un teatro lirico abbracciato da uliveti, su una propaggine dei Monti Iblei. Maestosi, l’uno di fronte all’altro, Palazzo Ducezio e il Duomo, l’uno simbolo del potere temporale e l’altro religioso. E poi ancora i balconi della dimora Nicolaci di Villadorata, sorretti da mensoloni in pietra con forme di cavalli, angeli, sfingi e leoni. Via Nicolaci ospita anche la celebre Infiorata di Noto, la manifestazione floreale che si tiene la terza domenica di maggio in occasione della processione del Corpus Domini. In via Ducezio 2, da Pippo Mangiafico, si possono gustare granite, cannoli alla ricotta e altri dolci della tradizione siciliana (tutti buonissimi) mentre in via S. La Rosa 17 alla trattoria Toccammia di Salvatore Rizza c’è da assaggiare, fra l’altro, la frittura di paranza, la pasta alla Norma e l’antipasto siciliano: stratosferici! 

Tramite la SS115 si percorrono poco più di 35 km per arrivare a Modica, antica capitale dell’omonima contea, che sorge alla base di due gole carsiche. Anche qui, patria del cioccolato (è conosciuta a livello mondiale per una ricetta ispano-azteca del XVI secolo), a dominare palazzi e chiese è il barocco, a cominciare da quella di San Giorgio con i suoi 5 portali e la maestosa scalinata. 

Sempre sulla SS115, attraversando suggestivi scorci panoramici, si raggiunge in poco meno di mezz’ora Ragusa in cui perdersi a piedi fra le vie e le piazze della piccola Ibla, l’antico nucleo cittadino, dove dall’alto appare imponente il duomo di San Giorgio, eccellente esempio di barocco siciliano. Una sessantina di km in direzione nord ovest portano a Caltagirone, in cima a una montagna, visibile già da lontano per le cupole e i campanili. All’imbrunire (ma a dire il vero sempre) una passeggiata la merita la scalinata di Santa Maria del Monte costruita nel 1606 con 142 gradini decorati poi nell’alzata da maioliche smaltate, con soggetti e colori della tradizione.

Prima di dirigersi a Agrigento, un’ultima deviazione di 30 km conduce a Piazza Armerina, circondata da boschi di eucalipto e frutteti. La città, che sorge su un’altura dei monti Erei meridionali, è dominata da splendide chiese austere, sparse un po’ ovunque; peccato il grigiore e lo stato di abbandono che s’incontrano passeggiando per il centro storico di quest’antica città d’impianto medievale. 

Dopo aver ammirato le pareti bianche di marna della Scala dei Turchi a Realmonte, è la splendida Valle dei Templi con il suo paesaggio costellato di ulivi e mandorli, a due passi dai moderni palazzi di Agrigento, a concludere questo “on the road” in terra di Sicilia. Il tempio di Era, quello della Concordia (in stile dorico, è il meglio conservato al mondo assieme al Partenone), le rovine del tempio di Eracle di cui restano solo 8 colonne e il colossale tempio di Zeus Olimpio sono alcune delle intramontabili testimonianze della civiltà greca classica, che dal 1998 fanno di questo luogo un Patrimonio Mondiale Unesco. Quello alla scoperta dell’area archeologica ai piedi della medievale Girgenti (antico nome di Agrigento) è un viaggio nell’antichità che da secoli non smette di incuriosire appassionati di tutto il mondo. Ad accompagnare nella visita sono stati cielo azzurro intenso e un sole splendente e pure un gruppo di amici a quattro zampe che, varcato l’ingresso del parco, diventano una sorta di guida turistica in questo percorso d’arte all’aperto. Se si ha un po’ di tempo si può infine visitare anche il Museo Archeologico Regionale Pietro Griffo con i suoi quasi 5700 reperti che raccontano la storia del territorio. Per dormire, affacciato sulla costa c’è l’area sosta camper Alba Chiara, a San Leone (sempre in provincia di Agrigento), prima di ripercorrere sud ovest e sud est dell’isola lungo il litorale e risalire in direzione di Catania. 

Testo e foto Sonja Vietto Ramus

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Fenek Rally, al via dal 24 al 28 Maggio l’edizione in Tunisia

Organizzato dallo spagnolo Lluis Rosa, è uno degli eventi offroad dedicati agli appassionati di guida e navigazione nel deserto

Riconosciuto come uno dei migliori rally raid ospitati in Tunisia (e dal 2018 anche in Marocco con l’edizione autunnale), il Fenek Rally (www.fenekrally.com) è uno degli eventi offroad che più si avvicina ai grandi appuntamenti motoristici ufficiali del panorama internazionale. Più che una semplice gara, questo rally raid rappresenta un’avventura sportiva e umana che si svolge nell’arco di poco più di una decina di giorni attraverso centinaia di chilometri in alcuni dei territori più difficili ma altrettanto maestosi del nord Africa.

Ognuno degli eventi organizzati dallo spagnolo Lluis Rosa (quest’anno partecipante in Arabia Saudita alla Dakar di cui ha tagliato il traguardo finale) riunisce da anni in una sfida di resistenza, guida e navigazione sia partecipanti alle prime esperienze sulla sabbia che professionisti di questa disciplina 4×4. L’uomo, la macchina e la natura l’uno impegnato con l’altro in un’avventura mozzafiato dove solo tagliare il traguardo è un grande risultato.

Cosa rende il Fenek Rally così unico? “La resistenza, la sfida di affrontare un itinerario in alcuni dei luoghi più ostili del pianeta: un impegno fisico e mentale che rende questo evento davvero speciale. Tutti i partecipanti condividono il desiderio comune di tagliare il traguardo finale ma sempre accompagnati da quello spirito di fratellanza che il Fenek Rally impone – spiega Lluis Rosa – In effetti anche se ci si mette in gioco per arrivare primi, il cameratismo è essenziale. I concorrenti devono fermarsi e aiutarsi quando incontrano difficoltà lungo il percorso. E alla sera, arrivati al bivacco dove attende il campo, questo spirito di reciproca collaborazione trova la sua massima espressione!”. 

Come si svolge il Fenek Rally? “Questa edizione ospitata in Tunisia è in programma dal 24 al 28 maggio, 5 emozionanti tappe che porteranno da Hammamet sino a Tozeur in un suggestivo percorso 4×4 aperto a tutte le tipologie di veicolo, due e quattro ruote – prosegue Rosa – Più in generale, ogni giorno di gara il Fenek Rally inizia (e termina) da un campo ed è composto da 2 sezioni differenti chiamate speciali e trasferimenti, le prime da effettuarsi in offroad e le seconde su asfalto su cui, ovviamente, è necessario rispettare tutte le regole della circolazione stradale. La special stage è la parte più emozionante di un qualsiasi evento di questo genere: si tratta infatti di sezioni cronometrate da percorrere su terreni ostili in cui i concorrenti tentano di arrivare al finish il prima possibile. I tempi stabiliti nelle speciali, dove tra l’altro è possibile essere penalizzati in caso di mancato rispetto di alcune regole, determinano le posizioni generali nella classifica”.

Tre le categorie fra cui scegliere per iscriversi alla guida di un 4×4, una moto o un camion al Fenek Rally: “rally” caratterizzata da velocità limitata a 90 km/h (per i veicoli buggy limite a 110 km/h) e “FIA/FIM” senza limite di velocità; “overland”, invece, senza cronometro. In tutte e tre le opzioni di iscrizione l’itinerario è da affrontare seguendo il “road book”, una sorta di libro di diagrammi con coordinate GPS e istruzioni scritte per aiutare durante la navigazione che accompagnano dalla partenza sino al punto di arrivo. 

“La navigazione è un elemento cruciale per il successo nelle sezioni speciali in quanto il Fenek Rally è essenzialmente una gara di orientamento – conclude Lluis Rosa – I partecipanti devono trovare il modo di attraversare o di aggirare i numerosi ostacoli naturali presenti sul percorso nel minor tempo possibile, facendolo in modo da preservare sia il veicolo su cui viaggiano che i componenti stessi del mezzo”. 

Pronti a partire?

Testo Sonja Vietto Ramus
Foto Archivio Fenek Rally

RCF Never Give Up

Non arrendersi mai. È stata la prima manche europea del circuito Rainforest Challenge Global Series (RFCGS), ideato dal patron Luis J.A. Wee, a svolgersi in questa difficile stagione motoristica 2020 rallentata dall’emergenza sanitaria del Covid-19. I dintorni della seconda più grande città dell’Ucraina, Kharkhiv, hanno ospitato in un soleggiato week end d’inizio giugno un’avvincente due giorni all’insegna dell’offroad estremo, tra fangaie profonde e passaggi nell’acqua al limite dell’impossibile, con un tracciato degno di quello dell’evento finale che si svolge, ogni anno fra novembre e dicembre, in Malesia.

Un fine settimana di grande successo per lo sport motoristico che, finalmente, dopo mesi di chiusura dovuti alla pandemia, ha ripreso il suo percorso permettendo a piloti, team e appassionati di 4×4 estremo di affrontarsi sui terreni più impegnativi – commenta entusiasta Luis J.A. Wee – Questo difficile periodo ha però dimostrato come l’uomo sia in grado di elaborare sempre modi e mezzi nuovi per superare le insidie incontrate sul proprio cammino. Un atteggiamento che vale nella vita di tutti i giorni così come nel fuoristrada dove gli ostacoli naturali devono essere superati per raggiungere il traguardo e la destinazione finale”.

Alla periferia di Kharkhiv, i campi di battaglia destinati alle prove speciali di questa prima manche europea del 2020 sono stati scelti privilegiando terreni ondulati caratterizzati in special modo da ripide salite e passaggi immersi letteralmente nell’acqua: nulla di semplice, insomma, come nella migliore tradizione del Rainforest Challenge nella giungla malese. Dopo mesi di inattività, gli equipaggi hanno dato il meglio di sé sfidandosi con le manovre più impensabili per conquistare il podio assoluto di categoria: R1 prototipi, R2 produzione modificata e R3 standard per i 4×4 affiancati anche da ATV, UTV e quad.

Abilità di guida e tecniche di recupero con il verricello hanno riscosso gli applausi di tanti appassionati che, nel rispetto delle distanze anti virus, hanno assistito a questa prova del Rainforest. A proposito, sapete che quest’anno l’RFC si è classificato come terza gara di offroad estremo più difficile al mondo dopo la Baja 1000 in Messico e la Dakar in Arabia Saudita? Un riconoscimento importante ottenuto, fra l’altro, in occasione del 25° anniversario del Rainforest che raggiunge così nel 2020 il quarto di secolo.

Tornando alla gara, fra gli iscritti 4×4 nei prototipi il primo gradino del podio è andato a Eugen Rakhmailov navigato da Nikolaii Shymeiko seguito da Treguba/Treguba e Burov/Ivchenko al secondo e terzo posto della generale. Nei modificati la medaglia d’oro l’ha conquistata Urii Salkov mentre in categoria standard ad avere la meglio sono stati Alexandr Domnikov e Serhiy Paladii. Fra gli UTV vittoria di Olexandr Cheromyhin seguito dall’equipaggio femminile Maria Petrova e Maria Volkovskaya; Fomenko/Bondarenko e Viunikov/Gryva si sono infine aggiudicati la piazza principale negli ATV e quad.

Un ringraziamento per l’ottima riuscita dell’evento va agli organizzatori della manche ucraina, (lo staff dello Slivia4x4), ai vincitori, al pubblico numeroso e agli sponsor che ne hanno permesso lo svolgimento.

Le prossime tappe del circuito internazionale RFCGS si svolgeranno a partire da questi mesi estivi (a settembre è in programma un’altra manche in Ucraina ancora nei dintorni di Kharkhiv) mentre l’evento finale sarà ospitato in terra malese dal 27 novembre all’8 dicembre.

Informazioni su www.rfc-global.com

Testo Sonja Vietto Ramus
Foto Katerina Shchedraya

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Rainforest Challenge, La sfida ai Monsoni

Trenta equipaggi si sono sfidati in 42 prove speciali nella giungla del Kelantan per aggiudicarsi la vittoria di una delle gare off-road più dure al mondo. Ecco come è andata la passata edizione dell’evento malese che ripercorre le orme del Camel Trophy e che nel 2020 festeggerà i 25 anni.

Neanche Luis J.A Wee, patron del Rainforest Challenge Malesia, aveva mai visto una cerimonia d’apertura e un prologo così piovosi. Fra tutte le 24 edizioni dell’evento, quella del 2019, svoltasi dal 29 Novembre al 9 Dicembre nel territorio del Kelantan, è stata caratterizzata da una pioggia battente, come poche se ne erano avute. Nulla di così strano in realtà visto che il nome, Rainforest Challenge, significa per l’appunto “sfida della foresta pluviale”. Per 11 giorni, dall’inizio alla fine, 30 equipaggi provenienti da tre continenti – Asia, Europa e Sud America – si sono sfidati sotto un’acqua incessante, in mezzo al fango, per conquistare la vittoria assoluta di una delle più blasonate gare internazionali di off-road, una di quelle in cui se sei già allo start vuol dire che sei un vincitore. Una sfida contro madre natura, i suoi ritmi e le sue leggi (da rispettare); e se riesci a percorrere quelle centinaia di chilometri dalla partenza alla linea d’arrivo fra continue insidie e ostacoli naturali, vuol dire che sei uno in gamba. Perché qui, da sempre, arrivano “only the braves”, solo i più coraggiosi.

E ancora una volta, sin dall’inizio, protagonisti del challenge malesiano 2019 sono stati proprio quei tradizionali monsoni che hanno portato acqua, tanta acqua, già il 1° Dicembre a Panau Hill poco prima che i team iniziassero a sfidarsi più agguerriti che mai. Quattro differenti aree del Kelantan, territorio a nord-est della penisola malese, hanno ospitato i 42 settori selettivi (altro record di questa edizione) che si sono disputati in occasione del Prologo SS (Panau Hill e Tanah Merah), Predator (Air Naga e Tanah Merah), Terminator (Istana Sangkut, Sg Rek e Kuala Krai) e infine Gua Musang (RFC Kesdear). L’evento finale del Rainforest ha preso il via ufficialmente il 29 Novembre dall’Hotel Ibis KLCC di Kuala Lumpur alla presenza dei rappresentanti di Tourism Malaysia, preludio di quello che sarà Visit Malaysia Year 2020. Il percorso ha portato i partecipanti dalla capitale KL allo stato di Kelantan attraverso Kota Bahru, Tanah Merah e Kuala Krai per poi terminare nella città di Gua Musang. Il primo arrivo del monsone ha colpito duramente anche queste zone del paese con forti acquazzoni, specialmente durante i primi 3 giorni, rendendo tutto estremamente fangoso e ancora più complicato del normale.

La partenza degli equipaggi è avvenuta sotto la pioggia a Kota Bahru il 1° giorno di gara dal GRV Hotel in direzione di Bukit Panau per il Prologo SS a Tanah Merah: precipitazioni senza sosta, con forti venti che soffiavano da nord-est, hanno fatto ripensare al 2007, l’anno della grande alluvione. Nonostante la pioggia battente e la grande tensione d’inizio gara, piloti e veicoli hanno affrontato e completato le prime dieci prove speciali in programma l’1 e 2 Dicembre sempre sotto il costante supporto aereo e terrestre delle forze di polizia malese, schierate, come da tradizione, per garantire le comunicazioni e la sicurezza generale di questa importante gara di fuoristrada estremo. “Il Rainforest è un evento creato per testare uomini e macchine al cospetto della natura e delle sue insidie, è un test sulle tecniche di guida e di recupero attraverso i più differenti ostacoli dove si richiede la scelta delle giuste competenze e strategie – spiega Luis J.A Wee – Per superare tutto ciò è fondamentale anzitutto l’affiatamento tra guidatore e navigatore che permette di arrivare a fine giornata completando le prove. Questa è la routine quotidiana delle squadre durante l’intera durata dell’evento!”.

Dopo le estenuanti sfide a trazione integrale del prologo, gli equipaggi sono scesi in campo per affrontare la temibile Predator di Air Naga (“drago dell’acqua”) dove tutti i principali team di Russia, Malesia, Ucraina, Sri Lanka, Brunei, Indonesia e Mongolia hanno dimostrato di essere in ottima forma sin dai primi 4 giorni di gara. Da qui è stato un costante crescere di acrobazie immerse nel fango e nell’acqua prima di approdare al quinto giorno, nell’area dell’altrettanto famigerata Terminator Zone dove si è continuata la lotta per la supremazia in un terreno ondulato e roccioso attraversato dal ruggente fiume Rek. E proprio qui i piloti sono stati messi nuovamente alla prova per raggiungere Gua Musang. Nonostante le difficoltà legate al corso del fiume, i due giorni previsti qui (6 e 7 Dicembre) sono stati ricompensati dalla gentile ospitalità nel resort Istana Sangkut di proprietà di Ismail Manaf che ha accolto i partecipanti nel rispetto totale di cultura e tradizione locali. Alla fine, la sera del 7 Dicembre, tutti i team hanno raggiunto in sicurezza la zona della battaglia finale, nota come RFC Kesedar (Gua Musang): al termine della SS 42, l’ultima in programma, un grande entusiasmo ha animato chi, nonostante le mille difficoltà e insidie, è riuscito a completare il Rainforest Challenge. L’appuntamento è per Dicembre di quest’anno quando l’evento creato da Luis J.A Wee festeggerà i 25 anni con un programma che si preannuncia sin d’ora all’insegna di fango e acqua. Nella migliore tradizione del Rainforest.

Informazioni su www.rfc-global.com

Si ringrazia: Ministry of Tourism, Arts & Culture, Ministry of Federal Territories, Ministry of Youth & Sports, Ministry of Rural Development, Tourism Malaysia, City Hall Kuala Lumpur (DBKL), Visit KL, Royal Malaysian Police (Air Wing, Traffic & Gen Operations Force), Tourism Kelantan, KESEDAR (South Kelantan Dev Authority), Kota Bahru District Council, Tanah Merah District Council, Gua Musang District Council, Petron Malaysia, ibis KLCC hotel, Explorer, Grand River View  hotel,  APM, 4WD Equipment, Istana Sangkut (Catel, Kuala Krai), Magam, Q1 Academy, Morakniv, Quicksand Ent, Pro-X, Stcrubej, Beaume, Moveon (Coilover Specialist), Thunder 4×4, KMT, JIM projects/logistics & Kesedar Inn Gua Musang.

Classifica Rainforest Challenge – Malesia 2019

R1 – Categoria Prototipi

  • CampioneTeam n°105 – Russia (Primorye)Valeriy Lyubarenko & Andrei Katkov
  • Team n°118 – Malesia (Team 7 Café)Razuan Bin Stafa Khairul & Abdul Hadi Muhamad Syafiq
  • Team n°112 – Ucraina (Team Shrek Odessa): Oleh Tryhuba & Roman Gorbachenko
  • Team n°129 – Malesia (Team RFC Kelate): Shafiq Md Rifin Mohd Shazrul & Syafiq Ab Rahman Mohamad
  • Team n°110 – Russia (Team Shakalin): Vadim Khmelev & Sergey Konev

R2 – Categoria Modificati di serie

  • Campione Team n°137 – Malesia (Team Terbang): Heng Sik Hock & Eler Long Chak
  • Team n°117 – Malesia (Johor): Joo Tan Eng & Siang Tay Wei
  • Team n° 123 – Malesia (Team Belantara): Samsudin Zaidi Mohamad & Abd Sallam Mohd Muhaymin
  • Team n°109 – Sri Lanka (Team Maxxis): Indika Sanjaya Kulugammanage & Marapana Navin Surath
  • Team n°125 – Malesia (Team Terbang): Azrey Ismail Mohd Zul & Zakaria Mohd Nizarman

R3 – Categoria Produzione

  • Campione Team n°126 – Malesia (Team Terbang): Ab Rahman Mohamad Rizal & Abdullah Muhamad Fariqal
  • Team n°122 – Malesia (Team RFC Kelate): Abd Razak Mohd Norulhafis & Ameen Muhamad
  • Team n°127 – Malesia (Team Terbang): Abd Hamid Ikhwan Nassier & Faizul Abdullah Mohammad
  • Team n° 101 – Brunei/Malesia (Team Comeup): Pek (Vance) Lee Khin & Kiat Yong
  • Team n° 102 – Malesia/Indonesia (Team Comeup): Peng Chee Mei & Sushanty Arleli

Testo Sonja Vietto Ramus
Foto Pavel Mothejl

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Budapest-Bamako, la grande corsa africana

Dall’Ungheria alla Sierra Leone: 17 giorni, 14 tappe, più di 8 mila chilometri (500 al giorno di media) e due progetti solidali. Il rally amatoriale più grande del mondo, la Budapest-Bamako, è pronto per la sua 13^ edizione in programma dal 31 Gennaio al 16 Febbraio 2020. Ecco tutto quello che c’è da sapere.

Chi non sogna (o ha sognato) la Dakar, l’Africa e il Sahara? La Budapest-Bamako, The Great African Run, è dedicata a loro, a chi il deserto e i paesaggi africani li ha nel cuore. Competizione amatoriale, avventura estrema e manifestazione solidale: insomma, uno di quegli eventi che lascia il segno. Un viaggio di migliaia di chilometri, su terreni spesso ostili, che da una delle più suggestive capitali d’Europa, Budapest per l’appunto, accompagna sino al continente africano. Giunto alla sua tredicesima edizione, nel 2020 il raduno amatoriale più grande del mondo ritorna in Africa occidentale con un tracciato che si preannuncia come il più lungo e impegnativo nella storia della Budapest-Bamako: “Non ci siamo mai avventurati così profondamente nel cuore dell’Africa occidentale: il percorso sarà spettacolare e difficile allo stesso tempo – spiega Andrew G. Szabo, creatore dell’evento – Una corsa come sempre piena di colpi di scena, tante curve e avventure inaspettate. Per le squadre in categoria racing e 4×4 il tracciato sarà sorprendente e molto molto impegnativo. Per gli iscritti in moto ci saranno paesaggi naturali mozzafiato e un itinerario tutt’altro che semplice ma che darà grandi soddisfazioni”. Provenienti da Ungheria, Spagna, Finlandia, Lituania, Romania, Repubblica Ceca, Croazia ma anche Canada, Australia e India (oltre a tanti altri paesi), più di 250 equipaggi su due e quattro ruote stanno ultimando la preparazione in vista della partenza. E per l’Italia? A tenere alti i colori del nostro paese sarà la bravissima Laura Cola in sella alla sua Honda CRF250 Rally (Team Applebanger-Horowitz). Pronti a seguire la “grande corsa africana”?

Come partecipare alla Budapest-Bamako

Quattro le categorie a cui ci si può iscrivere. Per i più competitivi l’immancabile “Racing” in cui gli equipaggi dovranno completare le tappe giornaliere partendo dal punto di start e arrivando a quello finale: lungo la strada “punti di navigazione” prestabiliti, di solito dati da coordinate GPS, dovranno essere trovati, fotografati e riportati su una tabella di gara quotidiana. A vincere, la squadra con più punti. La velocità non sarà però un fattore decisivo (anzi per gli eccessi di speed in prossimità e nelle aree residenziali saranno assegnate penalità). Conteranno di più abilità di guida e navigazione. Per chi sceglierà invece di schierarsi nella “Touring 4×4” non saranno previsti punteggi, sfide o luoghi in cui arrivare e da fotografare: gli equipaggi qui iscritti riceveranno un roadbook dettagliato con le tappe giornaliere e alcuni aiuti quotidiani alla navigazione. Avventura, scoperta, feeling con gli altri partecipanti e la visita a luoghi del mondo che non si sapeva neppure esistessero saranno gli unici elementi fondamentali. I tracciati offroad impegnativirichiedono però l’utilizzo di un buon veicolo a trazione integrale. Chi non possiede un 4×4 può iscriversi nella “Touring” e partecipare con un’autovettura (è consigliata però un minimo di preparazione) anche se stare dietro al volante di un veicolo senza quattro ruote motrici non garantisce certo l’assenza di strade sterrate o tratti difficili da affrontare. Infine, la “spirit category”. Di cosa si tratta? In pratica è la stessa del “Touring” ma vi si partecipa senza tassa d’iscrizione. A patto che si mantenga lo spirito originale della manifestazione e che, con il proprio progetto, si rientri in quei 20 posti disponibili ad ogni edizione.

Il percorso dell’edizione 2020

La manifestazione partirà ancora una volta da una delle città più belle d’Europa, Budapest, il 31 Gennaio 2020. Una lunga fase di maratona in Europa porterà poi le squadre iscritte a raggiungere Genova o uno dei porti spagnoli per la traversata in traghetto (le attività di gara si svolgeranno solo in Ungheria e Slovenia la notte della partenza).
Una volta giunti in Marocco, spettacolari strade di montagna e percorsi rocciosi attraverso l’Atlante porteranno fin sulle vecchie piste della celebre Dakar. Il tracciato si snoderà sul lato orientale più caldo e meno umido del paese cercando di evitare pioggia e neve; tappe complesse e impegnative ma più brevi per permettere di sperimentare e scoprire questo fantastico territorio. A Zagora e nell’Erg Chigaga i team potranno osservare da vicino la vita touareg e le culture sahariane prima di proseguire sulle strade sterrate del Sahara. La manifestazione trascorrerà una notte intorno alla sorgente termale segreta di Dakhla. Si raggiungeranno poi i luoghi più spettacolari della Mauritania con alcune destinazioni classiche e pura guida sahariana. Cosa attendersi? Dune di sabbia dorata, sentieri e saline veloci e, non per ultimo, il suggestivo Parco Nazionale Banc D’Arguin. Team e fuoristrada avranno la possibilità di guidare nelle sabbie più profonde del Sahara. Savane erbose daranno poi il benvenuto in Senegal: qui si potrà scoprire la vita tradizionale dei villaggi africani sotto antichi baobab, guardare ippopotami e coccodrilli nel fiume Gambia o visitare il Parco Nazionale Simenti per giocare con le scimmie. A sostituire le savane saranno aree verdi boscose e umide: gli equipaggi attraverseranno gli altipiani montuosi dalla Guinea centrale alla Sierra Leone settentrionale entrando nel territorio di una delle destinazioni turistiche più trascurate al mondo seppur caratterizzata da spiagge sabbiose con grandi palme e pittoreschi villaggi africani. Un breve soggiorno a Bumbuna Falls precederà il traguardo ospitato nella capitale costiera di Freetown. Sarà lo stadio nazionale di calcio Siaka Stevens (abbastanza grande per ospitare oltre 250 veicoli e migliaia di tifosi locali), intitolato al primo presidente della Sierra Leone che ne approvò la costruzione, a accogliere la cerimonia di arrivo. “Siamo entusiasti del fatto che le squadre potranno tagliare il traguardo nella sede sportiva più importante del paese – conclude Andrew G. Szabo – Non avremmo potuto trovare un luogo migliore e più adatto. In bocca al lupo a tutti gli iscritti: sarà un’avventura straordinaria”.

Fuoristrada e solidarietà

Da sempre la Budapest-Bamako abbina offroad e avventura a progetti soldali. Per questa edizione sono ben due le iniziative a cui gli organizzatori lavorano da tempo. Il primo riguarda il progetto “Acqua pulita per il Senegal” che ha come obiettivo quello di fornire un sistema di acqua potabile per il villaggio di Dindefelo con pompe ad energia solare e un sistema di filtrazione. La cerimonia di inaugurazione dovrebbe avvenire il 13 febbraio 2020. L’altro invece è la piantumazione di alberi da frutto e da olio medicinale in Sierra Leone per
compensare le emissioni di carbonio: il paese è stato purtroppo vittima di tagli selvaggi e numerosi incendi in agricoltura oltre che di pratiche irresponsabili di gestione delle foreste. “Puntiamo a piantare 2000 alberi che non solo miglioreranno la qualità dell’aria e forniranno ombra ma produrranno entrate in contanti per gli abitanti del villaggio per molti anni a venire. Il nostro progetto mira a distribuire e piantare alberi di Neem e altri da frutto lungo il percorso di Bumbuna Falls Freetown. E agli abitanti del villaggio verrà insegnato come gestire e prendersi cura degli alberi” – concludono dallo staff organizzatore.

Informazioni su www.budapestbamako.org

Testo Sonja Vietto Ramus
Foto courtesy Budapest-Bamako

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Tour de Corse Historique, Una vittoria… All’ultimo secondo.

L’abbandono del leader Vivier con la sua Renault 5 Turbo ha permesso a Francois Foulon di approfittare dell’ultima speciale di questo Tour de Corse Historique per conquistare la vittoria con 1 solo secondo di vantaggio su Christophe Casanova, secondo classificato.
Bella gara anche per gli equipaggi italiani.

Imprevedibile sino alla fine. E fra le più emozionanti degli ultimi anni. Il verdetto della 19^ edizione del Tour de Corse Historique (7-12 Ottobre) è arrivato solo sul traguardo di Porto Vecchio dopo cinque intensi giorni di competizione segnati da sei cambi di leader. L’ultima tappa (Ajaccio-Porto Vecchio), poco più di quattro ore di gara su un percorso molto selettivo di 348 km, ha decretato il vincitore assoluto di uno dei più prestigiosi eventi motoristici internazionali dedicati alle auto storiche. A separare i primi due equipaggi saliti sul podio in categoria VHC (veicoli storici da competizione) è stato 1 solo secondo sufficiente però alla Ford Escort MK2 di Foulon/Mattei per imporsi sulla Bmw M3 di Casanova/Delleaux. Ancora una volta, il Tour de Corse Historique organizzato dal “patron” José Andreani si è rivelato un grande successo in grado di mescolare sapientemente ogni tipologia di auto da corsa, dagli anni ’50 agli anni ’90, in due gare parallele. Da un lato, la velocità pura riservata agli iscritti in VHC e dall’altro, la regolarità per gli equipaggi in categoria VHRS (veicoli storici di regolarità sportiva): entrambi hanno percorso le stesse strade tortuose che da anni creano la fama automobilistica della Corsica. Novecento km totali da percorrere in cinque tappe e sedici prove speciali (circa 350 km) hanno caratterizzato il programma 2019 con ben 174 partecipanti al via. La prova speciale Notre Dame de la Serra-Col de la Croix, 53 km lungo un belvedere fra i più suggestivi del paese, doveva essere il luogo decisivo in cui giocarsi la vittoria durante la penultima tappa. In realtà, la gara è stata elettrizzante e incerta dal primo all’ultimo giorno con un risultato totalmente inaspettato.

Bagarre in VHC: a Foulon la 19^ edizione del TdCH

Approfittando delle eccellenti condizioni meteorologiche, gli spettatori si sono dati appuntamento sul percorso sin dai primi chilometri della Palombaggia per applaudire i piloti. E le emozioni non si sono fatte attendere. Dalla prima tappa Joël Marchetti, navigato da François-Xavier Buresi, si è distinto al volante della sua Ford Escort MKI e ha iniziato a costruire le basi di un possibile futuro successo sino a quando un guasto all’alternatore ha tradito le sue aspettative subito dopo il raggruppamento a La Porta durante la terza tappa. Da quel momento, la gara è proceduta a colpi di scena con diversi piloti che si sono succeduti l’uno l’altro fino al traguardo finale.
Il risultato è stato così un vero e proprio spettacolo tumultuoso. Durante la tappa Saint-Florent/Calvi (205 km totali di cui 82 di PS), Pierre Vivier (Renault 5 Turbo) ha preso il comando della gara prima di essere ritardato da un giro che lo ha costretto a consegnare al belga Alexandre Leroy (Mazda RX7) il miglior tempo sul traguardo di Calvi. Verdetto ribaltato però la mattina seguente a causa di una noia meccanica al veicolo #11 come per la Porsche 911 di Caruso/Santini. Un doppio ritiro che ha consegnato il comando provvisorio a François Foulon e al suo compagno di squadra Sébastien Mattei. Al volante di una scintillante Ford Escort MK2, il campione francese VHC del 2016 ha lottato per contenere il ritorno di Pierre Vivier alla guida di un’automobile molto più potente. Per la R5 di Vivier due tappe in testa alla classifica generale non sono state però sufficienti: un errore nell’ultimo settore a tempo ha infatti annullato tutto il suo vantaggio; un passo falso che ha assegnato la vittoria sul filo del rasoio a Francois Foulon al traguardo davanti a Casanova con 1 secondo nonostante un guasto ai freni. Il podio finale è stato completato dall’equipaggio belga Christian Kelders/Patrick Chiappe (Porsche 911), in vantaggio su altri due modelli del marchio tedesco (Antonini/Dini e Deblauwe/Lemaire, rispettivamente quarti e quinti). “Sono molto felice di questa vittoria con la Ford soprattutto perché in sei mesi ha tagliato il traguardo per prima ben tre volte – commenta soddisfatto Foulon – Ma non è stato per niente facile. Questo è un rally lungo e complicato che ha messo a dura prova uomini e mezzi meccanici. Lungo la speciale sul Colle di Bavella problemi ai freni ci hanno costretti ad alzare il piede dall’acceleratore: è stata una bella battaglia sino alla fine e lo prova il fatto che fra noi e il secondo classificato ci sia 1 unico secondo”.

La categoria VHRS consegna il podio alla Renault 5 Alpine di Verneuil/Scudier

A segnare nella sua prima parte la prova di regolarità è stato Bernard Figuière, su Porsche 911 Carrera RS, navigato da Isabelle Godin. Il leader è stato però poi espropriato del suo vantaggio durante la terza tappa (Saint–Florent/Calvi) da Jean-Pierre Verneuil e Jerome Scudier che hanno mantenuto la loro leadership sino all’arrivo a Porto-Vecchio dove hanno vinto con sette punti di vantaggio (83). A completare il podio, l’italiano Giorgio Schon, con Francesco Giammarino, su Porsche 911 (93 punti).

Gli italiani in gara fra VHC e VHRS

In VHC il miglior tempo per l’Italia è stato conquistato da Silvio Perlino e Serena Giuliano con la loro Opel Kadett GTE: per l’equipaggio #49 questo Tour de Corse Historique si è concluso con un 22° posto (su 61 classificati) e un tempo di 4h26’27”. Bella prova anche per Luisa Zumelli e Paola Valmassoi su Porsche 911 Carrera RS che hanno tagliato il traguardo a metà classifica piazzandosi 33esime in 4h31’13”. Le due portacolori del Team di Bassano del Grappa hanno fatto registrare un eccellente 21° tempo nella speciale “Plage du Liamone-Serrola/Carcopino” e un altrettanto interessante 27 best lap nella PS “Castifao-Olmi Capella”, entrambe lunghe 23-24 km. Costretti invece a non raggiungere il traguardo finale di Porto Vecchio Maurizio Elia e Lucia Zambiasi su Ford Escort RS 1.6. Anche gli italiani iscritti in regolarità sportiva hanno detto la loro in questa intensa edizione del Tour de Corse Historique che nel 2020 festeggerà il ventennale. Oltre al già citato Giorgio Schon, che dalla sua prima gara disputata nel 1967 (a 21 anni con una Mini Cooper S inglese al Rally di Montecarlo) continua a prendersi soddisfazioni al volante, al nono posto si sono classificati Luigi Palazzi e Danilo Scarcella (#240) su Opel Kadett GTE. Tredicesima posizione invece per Sergio Aravecchia, navigato da Carlo Merenda, su Fiat 128 Rally mentre il 17° piazzamento della generale è andato a Roberto Gorni e Angela Grasso, equipaggio #229 su una Fiat 124 Abarth Rally. Costretti al ritiro Alessandro Olivieri e Cesare Rainisio (#231) con la loro Ford Escort RS 2.0 out nella quinta e ultima tappa così pure come Eugenio Rossi/Michelle Perlino su Lancia Flavia Coupé 1.8.

Classifica TdCH 2019 VHC

  1. #3 Foulon-Mattei (Escort MK2) 4h06’35”
  2. #7 Casanova-Delleaux (Bmw M3) 4h06’36”
  3. #6 Kelders-Chiappe (Porsche 911) 4h08’14”
  4. #8 Antonini-Dini (Porsche 911) 4h11’26”
  5. #22 Deblauwe-Lemaire (Porsche 911) 4h11’43”

Classifica TdCH 2019 VHRS

  1. #254 Verneuil-Scudier (Renault 5 Alpine) 83 pt
  2. #219 Figuiere-Godin (Porsche 911 Carrera RS) 90 pt
  3. #218 Schon-Giammarino (Porsche 911) 93 pt
  4. #255 Chabas-Arribert Narces (Peugeot 205 GTI 1.9) 102 pt
  5. #222 Deklerck-Laporte (Porsche 911 Targa) 106 pt

Testo Sonja Vietto Ramus
Foto S.Vietto Ramus e Frédéric Chambert

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Rainforest Challenge: Only the Braves

È nella top ten delle gare motoristiche più difficili al mondo assieme alle americane Pikes Peak e King of the Hammers, alla 24 Ore di Le Mans, all’Erzberg Rodeo in Austria, alla Baja 1000 in Messico e al Tourist Trophy sull’Isola di Man. Il Rainforest Challenge, creato da Luis J.A Wee per ripercorrere le tracce del celebre Camel Trophy, è uno degli eventi a trazione integrale più ambiti da chi pratica fuoristrada estremo. Una sfida a cui, da oltre due decenni, i team più blasonati di questa specialità a quattro ruote motrici si danno appuntamento per conquistare un podio che va oltre la semplice vittoria. Qui, dove arrivano solo i più coraggiosi, la vera conquista è affrontare madre natura. Oggi, il Rainforest Global Series (ideato sempre dal patron Wee) è un circuito off-road internazionale che tocca 22 paesi del mondo e conta 45 differenti eventi. E la Malesia ne ospita la gran finale. La prossima edizione, in programma dal 28 Novembre al 9 Dicembre, vedrà i partecipanti sfidarsi nel territorio del Kelantan con un prologo lungo la spiaggia affacciata sul Mar Cinese Meridionale e decine di prove speciali nel cuore della foresta pluviale. Start da Kota Bharu con verifiche tecnico/amministrative e briefing e finish a Gua Musang con l’ultima special stage che si preannuncia sin d’ora più agguerrita che mai. Le centinaia di chilometri fra queste due località? Costellate di insidie e ostacoli naturali, come nella migliore tradizione del Rainforest.

RFC 2018: l’edizione dei record

L’anno scorso, per la prima volta nella sua storia, la finale del Rainforest Challenge si è svolta nel sultanato del Kelantan, a nord-est della penisola malese, territorio che ogni anno affronta l’ira dei monsoni. Ma quella del 2018 è stata anche l’edizione (la 23^ dalla sua origine) con il settore off-road più lungo in assoluto (circa 300 km) e il maggior numero di prove speciali (32) per gli equipaggi in gara. Due Twilight Zone e l’arrivo con premiazione a Pos Gob, insediamento aborigeno nel cuore della giungla, hanno fatto di questa finale del Rainforest uno degli eventi di fuoristrada più estremi al mondo. Ad affrontare le temibili Predator e Terminator (nomi che evocano bene le difficoltà di un percorso impervio e accidentato) sono stati team provenienti da 30 nazioni fra cui Russia, Repubblica Ceca, Filippine, Mongolia, Cina, Corea, Stati Uniti, Polonia, Indonesia, Tailandia, Ucraina e Ecuador: per 12 giorni (contro i tradizionali 10), i piloti più coraggiosi (only the braves!) hanno guidato lungo paludi e terreni scivolosi, attraversato ponti improvvisati di tronchi e superato fiumi in piena. Centocinquanta veicoli, fra partecipanti e organizzazione, hanno preso il via dall’hotel Ibis di Kuala Lumpur per poi dirigersi verso Kota Bahru, Tumpat, Tanah Merah, Kuala Krai e più giù, sino alla giungla profonda nel sud del Kelantan, a Gua Musang per la serata di chiusura.

I lunghi tratti da percorrere, lontano da città e villaggi, hanno richiesto all’edizione dello scorso anno un maggior impegno organizzativo a cominciare da quello per il trasporto del carburante perché dal terzo giorno a fine evento i veicoli hanno dovuto garantirsi in totale autonomia i rifornimenti. Se agli 8 giorni (sui 12 in programma) fuori da ogni forma di civiltà si aggiungono umidità, pioggia e i numerosi ostacoli naturali incontrati nella giungla, è facile intuire quanto questa sfida sia stata ardua per gli equipaggi in gara. “Qui il terreno è diverso da qualsiasi altro mai affrontato prima: in soli 2 km di pista si trovano ostacoli che avrebbero bisogno di ore per essere superati. E le strategie ideate prima dello start su come comportarsi in determinate situazioni svaniscono all’istante. Le operazioni reali, a terra, sono tutt’altra cosa. Nella giungla i percorsi si trasformano da facili in estremi in un batter d’occhio: bastano poche ore di pioggia per incontrare frane e inondazioni” – spiega Luis J.A Wee. Ma chi affronta la manche finale dell’RFC Global Series lo sa bene e il nome Rainforest, d’altronde, non è stato certo scelto per caso. Ancora una volta, fango, acqua e terreni rocciosi hanno messo a dura prova driver e navigatori che hanno anche dovuto affrontare l’insistenza delle piogge monsoniche.

Una sfida serrata sino all’ultimo giorno e all’ultima speciale quando, finalmente, le due categorie – prototipi e veicoli di serie modificati – hanno assegnato la vittoria ai russi Roman Kulbak e Mikhail Perepelkin (Team #104) e all’equipaggio malese/vietnamita Tan Eng Joo e Nguyen Duy Phuong (Team #117), rispettivamente campioni assoluti in una finale del Rainforest Challenge per la terza e sesta volta. E se schierarsi alla linea di partenza di quest’avventura malese e raggiungere il traguardo è già una vittoria, conquistarne addirittura il podio, pur fra mille difficoltà, vuol dire essere sulla vetta dell’off-road estremo. “Per la prima volta nella storia del Rainforest, la premiazione si è svolta nel cuore della giungla, a Pos Gob, località nota come Mondo Perduto, nome che la dice lunga su questo luogo – racconta Luis J.A Wee – E’ stata una cerimonia di ritorno alle origini con ritmi e atmosfere autentiche. Ma il bello in realtà doveva ancora arrivare perché uscire dalla foresta e ritornare alla civiltà si è rivelato più difficile che mai. Gli equipaggi ci hanno messo dalle 24 alle 41 ore e gli ultimi veicoli dell’organizzazione ci sono riusciti solo nel tardo pomeriggio del 5 Dicembre”.

Ritorno nel Kelantan: in gara dal 28 Novembre al 9 Dicembre 2019

Quel che è certo è che la prossima finale del Rainforest avrà ancora due Twilight Zone (il 4 e il 6 Dicembre), un prologo a Tumpat (il 1° Dicembre) e l’arrivo a Gua Musang per la cerimonia di chiusura evento (il 9/11). Per il secondo anno consecutivo, sarà quindi lo stato malese del Kelantan a fare da scenario alla “sfida delle sfide” per assegnare ai due migliori team internazionali il gradino più alto del podio nelle categorie prototipi e veicoli di serie modificati (ma non mancheranno anche altri ambiti riconoscimenti). Questo il programma del RFC Grand Final: 28 Novembre, primo briefing serale all’hotel Ibis di Kuala Lumpur; 29 Novembre, trasferimento dalla capitale a Kota Bahru; 30 Novembre, verifiche e briefing generale; 1° Dicembre, partenza per la spiaggia di Tumpat per cerimonia di apertura e prologo; 2 Dicembre, convoglio da Tumpat a Pasir Putih e campo base Predator a Ulu Sat; 3 Dicembre, special stage; 4 Dicembre, partenza degli equipaggi per la TZ I (Bukit Bakar, campo base Terminator); 5 Dicembre, prove speciali; 6 Dicembre, partenza da Bukit Bakar per Kuala Krai e Gua Musang per la Twilight Zone II; 7-8 Dicembre, Survival SS a Gua Musang; 9 Dicembre, finale e cerimonia di premiazione a Gua Musang; 10 Dicembre, partenza per Kuala Lumpur. Pronti alla nuova sfida? Per informazioni: www.rfc-global.com

RFC Malesia 2018 Classifica

Categoria Prototipi:

  1. Team #104 – Russia (Roman Kulbak e Mikhail Perepelkin)

Categoria Veicoli di Serie Modificati:

  1. Team #117 – Malesia/Vietnam (Tan Eng Joo e Nguyen Duy Phuong)

Categoria Fino a 3050 cc. Diesel:

  1. Team #122 – Malesia (Mohd Norulhafiz B. Abd Razak e Muhammad Ameen)

Categoria Fino a 3050 cc. Benzina:

  1. Team #138 – Malesia (Hanipa B. Hamzah/Mohd Hafizi B. Che Muhamad)

Categoria Da 3051 cc. Diesel:

  1. Team #136 – Malesia (Ismail Hashim e Rabudin Abd Hamid)

Categoria Da 3051 cc. Benzina:

  1. Team #104 – Russia (Roman Kulnak e Mikhail Perepelkin)

Categoria Ladies Team:

  1. Team #108 – Malesia/Ecuador (Maslina Ibrahim e Gia Brichetto)

RFC Malesia 2018 Special Awards

Categoria Team Spirit Award: Team Terbang (#125, #126 e #129)

Jungleman Award: Pokta

Competed in Most RFC Award: Li Pak Sau (Hong Kong)

Most Unique 4×4 Award: Team #111 Russia-Caucaso (Aibazov Anzor e Khubiev Rasul)

Testo Sonja Vietto Ramus
Foto Pavel Mothejl

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Il Sin Fronteras Challenge presenta il nuovo Iriki Rally:

Appuntamento in Marocco dal 30 Novembre al 6 Dicembre 2019

Fra le prove di navigazione fuoristrada nel deserto, il Sin Fronteras Challenge è una delle competizioni spagnole amatoriali di maggior successo. Dopo 14 edizioni (l’ultima, l’anno scorso, con 70 equipaggi partecipanti) ripetute con la stessa formula, l’organizzazione ha fatto un passo avanti e, sulla scia delle gare più ambiziose, ha ideato una nuova sfida, un puro rally-raid, simile nello stile al famoso Morocco Desert Challenge di Gert Duson.

Anno dopo anno, le squadre iscritte al SFCH hanno fatto affidamento sull’organizzazione ispanica che si è migliorata ad ogni edizione così come i partecipanti stessi, molti dei quali allo start su veicoli con preparazioni adatte a gare prestigiose. Il grande interesse delle squadre per questo tipo di rally, la crescente abilità di guida dei piloti, la bravura dei copiloti in navigazione e l’emergere dei Side-by-Side hanno spinto gli organizzatori a creare l’Iriki Rally che, come da migliore tradizione, è destinato a rispondere alle necessità di molti team amatoriali, con budget limitati ma livello tecnico importante, desiderosi così di partecipare a una vera e propria competizione nel deserto. Allo stesso tempo, il nuovo evento si rivolge anche a chi ha a disposizione mezzi più competitivi e un budget più consistente, a quei “professionisti” insomma che necessitano di continui test per la loro preparazione e formazione nell’offroad.

L’edizione 2019 del Sin Fronteras Challenge si svolgerà in territorio marocchino dal 30 novembre al 6 dicembre; nell’ambito dell’SFCH, il nuovo progetto offroad “Iriki” si presenta come un rally di velocità al massimo livello sportivo suddiviso in due 2 modalità di navigazione classiche (fra cui scegliere): “raid navigation” e “raid adventure”, ognuna con classifiche separate e itinerari diversi.

Cosa prevede l’Iriki Rally? Rivolto innanzitutto alle squadre per cui la corsa contro il “crono” è l’obiettivo principale, il nuovo evento targato SFCH prevede tappe in cui i concorrenti affronteranno i classici tracciati veloci del Marocco oltre a passaggi nascosti fra erg, fiumi e lingue di sabbia per raggiungere (anche) i CP nascosti.

La gara si basa su un sistema simile al “modello Dakar” dove bisogna seguire le indicazioni fornite dal tradizionale roadbook (con distanze e CAP) raggiungendo alcuni punti nascosti visibili solo tramite il sistema STELLA dell’organizzazione una volta che il concorente si trova all’interno di un certo raggio del CP stesso (tra i 200 e gli 800 metri).

Nell’edizione di dicembre le squadre partecipanti dovranno affrontare 5 tappe su piste sahariane, cordoni di dune e fiumi di sabbia avvalendosi dell’aiuto di sistemi tecnologici come GPS, TERRATRIP e STELLA.

La classifica verrà effettuata in base ai tempi totali, formati dai parziali controllati dal sistema MAKSHA che utilizza sofisticati microchip a radiofrequenza installati sulle auto da gara durante il raid e successivamente letti al passaggio sul traguardo da un lettore di barre.

In questa modalità di rally-raid è ammesso l’utilizzo di qualsiasi modello di GPS senza cartografia, qualsiasi tipo di mappa cartacea, di TERRATRIP o similare per misurare le distanze e di qualsiasi tipologia di bussola digitale o analogica. L’unico sistema di validazione del passaggio attraverso il WP / CP è il GPS fornito dall’organizzazione. È invece proibito utilizzare sistemi di navigazione con posizionamento in tempo reale, con o senza cartografia digitale come computer, laptop, tablet; modelli GPS con cartografia e mappe digitali.

Fra le misure di sicurezza personale obbligatorie sono richiesti casco per pilota e copilota (da indossare per l’intera durata dell’evento) e il collare Hans. I sedili devono avere poggiatesta adeguato all’altezza dei due occupanti il veicolo e essere abbinati a cinture a 5 punti. Il veicolo deve inoltre essere equipaggiato con una gabbia di sicurezza rollbar adeguatamente fissata; finestrini scorrevoli orizzontali o reti sportive completano l’equipaggiamento (il regolamento tecnico sul sito riporta tutte le dotazioni necessarie).

All’Iriki Rally possono partecipare veicoli 4×4 (categorie T1 e T2); UTV e Side-by-Side (T3); veicoli con carrozzeria a struttura tubolare o similare (T4).

Le iscrizioni sono aperte sino al 20 Ottobre. Che aspettate? Una nuova emozionante avventura in terra marocchina vi attende. Parola di Sin Fronteras Challenge.

Info su www.sinfronteraschallenge.com

Testo Sonja Vietto Ramus
Foto Codigo 4×4
* Foto sono di repertorio di Codigo4x4.

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