Alla scoperta del Marocco con una Toyota HDJ100

Alla scoperta del Marocco con una Toyota HDJ100: settemila cinquecento chilometri fra città imperiali, oasi di montagna, palmeti e vecchie fortezze di argilla. Tappa per tappa ecco il reportage di viaggio oltre le colonne D’Ercole. Rigorosamente in Off Road…
 Clicca qui per il reportage fotografico completo
   
E’ la catena montuosa dell’Alto Atlante, con foreste e nevi perenni, a dividere il Marocco in due mondi: quello a nord delle grandi città storiche, capitali di un impero fra i più affascinanti del continente africano; quello a sud dei villaggi, dei castelli di terra, di pastori, oasi e deserti. Medine sovraffollate con profumi di spezie e tessuti colorati filtrati dalla luce dei mercati coperti dove maestri artigiani cesellano sapientemente ferro e ottone in un’atmosfera squisitamente araba. Berberi in djellaba e donne velate al lavoro nelle oasi sperdute fra i grandi spazi del Sahara occidentale, minuscoli villaggi di pescatori incastonati fra rocce e scogliere da raggiungere percorrendo le spiagge ventose dell’Atlantico. Muri ormai diroccati di vecchie fortezze in terra color ocra racchiuse fra palmeti, angoli di un Marocco così diversi fra loro eppure così simili quando si lasciano scoprire ed ammirare con segretezza per quell’asfalto che passa accanto ma spesso li ignora. Un viaggio reportage alla scoperta di alcune fra le regioni custodi delle tradizioni più vere di questo paese, un percorso che accompagna dalle montagne innevate del nord sino alle calde dune di Merzouga, nell’erg Chebbi. Settemila 500 km in solitaria fra asfalto, piste e sabbia attraverso il territorio marocchino alla guida di una Toyota Land Cruiser HDJ100 – equipaggiata con pneumatici BF Goodrich All Terrain e in allestimento da raid per Africa – per ripercorrere le rotte del glorioso passato da mille e una notte.

Da Tangeri a Safi fra le bellezze della costa atlantica
A Tangeri, porto marocchino che mette in comunicazione Africa ed Europa (tratta Genova-Barcellona-Tangeri con Grandi Navi Veloci), si respira un’atmosfera quasi bohemien grazie a scrittori ed artisti che l’hanno resa protagonista nel corso dei secoli. Dopo le formalità doganali, il viaggio ha inizio verso Cap Spartel raggiunto attraversando La Montagne, sobborgo occidentale della città araba immerso nel profumo di eucalipti e mimose. All’altezza del capo, il più a nord ovest dell’Africa, sorge il promontorio con il faro del 1865 da cui si gode una vista mozzafiato sull’oceano. Pochi km a sud ovest di Cap Spartel meritano una visita le Grotte d’Ercole, ad Achakar, dove l’acqua del mare ha scavato strabilianti insenature nella scogliera tanto da modellare l’ingresso alle caverne come una cartina rovesciata dell’Africa. Da Asilah, con il suo variopinto mercato di frutta e verdura, il raid si dirige verso Larache, di impronta araba e andalusa, dove per raggiungerne il vecchio cuore si percorre Place de la Liberation, vera e propria plaza spagnola, attraversando Bab el-Khemis con il suo tetto di tegole laccate. Proseguendo lungo la strada costiera che affianca l’autostrada si raggiungono Kenitra e Mehdya Plage (incantevole per una sosta pic-nic) prima di arrivare a Rabat, capitale del Marocco. Con cupole, minareti e terrazze dalla splendida vista, Rabat si affaccia sull’Atlantico innalzandosi di fronte a Salè, al di là del Wadi Bou Regreg. Partendo da Avenue Mohammed V si può bighellonare nelle strette viuzze della medina, costruita nel XVII secolo per accogliere i rifugiati andalusi, ora traboccante di botteghe di tappeti, tessuti e lana dove ammirare gli artigiani che tessono stoffe preziose con vecchi telai. Per i più golosi, qui si possono gustare squisiti torroni alle mandorle e al miele, sorseggiando succo di canna da zucchero, mentre si passeggia per la kasbah degli Oudaia, luogo preferito dagli abitanti di Rabat dove ancora oggi si respira il fascino della città imperiale. L’ingresso all’imponente fortificazione è dalla Grande Porta degli Oudaia (o dalla Piccola Porta poco più in basso) che accompagna sino al giardino andaluso, in primavera paradiso di profumi con zagare e gelsomini. Per raggiungere Rue Jemaa, la via principale, basta curiosare fra queste stradine con vecchie case dipinte a intonaco bianco e blu: da non perdere una sosta alla “casa della fortuna”, sul cui muro spicca l’immagine di un gatto. La tradizione vuole che prima di partire per la Mecca, un pellegrino nascose tutta la sua fortuna in casa: non rientrato, gli abitanti, nonostante la miseria, accolsero fra le mura un gatto affamato che grattando il pavimento fece scoprire il ricco tesoro…. Da quel giorno la casa si chiama Dar Baraka. Lasciata Rabat, ecco Casablanca dove una visita alla moschea Hassan II (ingresso 100 DH a persona con guida) merita da sola tutto il viaggio. Inaugurata nel 1993, è un vero e proprio inno all’architettura e all’arte decorativa marocchina con stucchi, piastrelle zellij, pavimenti in cedro dipinto, particolari in marmo, onice e travertino. Dal minareto, 25 metri di larghezza e 200 di altezza, faro dell’Islam, vengono proiettai due raggi laser che arrivano sino a 30 km di distanza per indicare la direzione della Mecca. Il raid porta ora ad Azemmour, 80 km a sud di Casablanca, racchiuso nella morsa di una muraglia che sovrasta l’estuario del fiume Oum Er Rbia: città di artisti, come testimoniano le numerose facciate dipinte, vi si incontrano ancora le vestigia della dominazione portoghese con blasoni e scudi con insegne reali. La bussola indica sud mentre Toyota ed equipaggio si dirigono verso El Jadida e Safi. Nella prima città, anch’essa di impronta portoghese, non si può non concedersi una passeggiata nella graziosa medina dall’atmosfera barocca che racchiude al suo interno una bella cisterna per l’acqua piovana. Per sentirsi come a casa ecco la maison d’hotes di Massimo (Rue Joseph Nahon 7 – elgattomarokin@hotmail.fr), gondoliere di Venezia trasferitosi a El Jadida, dove nelle piccole boutique si trovano splendide stoffe tessute a mano, brocche in ceramica dalle sfumature rossastre e gioielli di un tempo. La strada costiera, con un paesaggio sempre più desertico animato solo da greggi di pecore e dromedari, accompagna a Safi, famosa in tutto il mondo per le sue ceramiche e per la pesca alle sardine (assaggiate le polpette al pomodoro!).

Città imperiali, riserve naturali e fortezze d’argilla
Dopo una sosta a Souria Kedima e a Bhibah Plage, la Toyota scende in spiaggia per affrontare un primo tratto impegnativo di guida off road sulla sabbia atlantica. La direzione è ora verso Essaouira, cinta di mura fortificate oltre che porto di pescherecci sorvolato da nugoli di gabbiani e dimore bianche dai tetti piatti e dagli infissi blu. Una città fuori dal tempo dove visitare bastioni portoghesi, perdersi nel quartiere ebraico e curiosare dove ancora oggi si costruiscono le tradizionali barche a forma di sambuchi. Il viaggio prosegue verso Agadir lungo 175 km di strada costiera fra le più panoramiche dell’Atlantico attraversando Smimou con le sue cooperative femminili dove si producono olio d’argan e squisite marmellate con miele e mandorle. Davvero imperdibile una passeggiata al porto di Tafelnay da raggiungersi lungo una stretta strada asfaltata di 14 km. Da Imsouane, suggestivo angolo di oceano scelto dai surfisti per le onde che si srotolano per oltre 800 metri, si arriva prima a Tamri (impressionante l’immenso bananeto che sorge all’imbocco del fiume) e poi a Taghazout, a ridosso della montagna. Ecco Tifnit, 40 km a sud di Agadir, grazioso villaggio di pescatori raccolto in una baia con case di epoca trogloditica: gli ultimi 400 metri si percorrono a piedi sulla spiaggia. Qui si ha davvero l’impressione di essere fuori dal mondo. Poco più a sud, si estende per 1200 ettari la riserva dello ouadi Massa, vero paradiso per gli appassionati di birdwatching dove osservare fenicotteri, ibis calvi, aironi cenerini e anatre. Il raid fa tappa a Marrakech che accoglie nella medina centrale con piazza Jemaa El Fna (da non perdere il succo d’arancia delle bancarelle), alla sera affascinante quanto immenso ristorante all’aperto con specialità marocchine (si cena in due con una decina di dirham). Prima di proseguire per le cascate d’Ouzoud non deve mancare una visita alle bellezze di Marrakech: dalla moschea Koutoubia, con il minareto del XII secolo che sovrasta la piazza, al grande suk sino al mellah ebraico, a Place des Ferblantiers (acquistate lanterne e specchi di metallo fatti a mano!) e alle concerie dove catturare l’atmosfera di un mestiere tradizionale che sta scomparendo. E per dormire, niente di meglio che un riad della vecchia medina (Riad Zinoun – Derb Ben Amran 31www.riadzinoun.com). Lasciata la RN 8 ci si inerpica con il 4×4 tra le gole del fiume El Abid che accompagna a Ouzoud, considerato (e non a torto) uno dei più bei luoghi naturali da visitare in Marocco: fra alberi di carrube, ulivi e melograni ecco le imponenti cascate a sbalzo con il loro salto di 110 metri. Per raggiungere Ouarzazate e le oasi meridionali, dove il deserto di pietra è interrotto da villaggi verdeggianti in cui crescono palme da dattero e scorrono fiumi sino ai confini del Sahara, si attraversa il passo Tizi n’Tichka, il più alto valico stradale del paese con i suoi 2260 metri d’altitudine. Passati Telouet, Ait Benhaddou (patrimonio Unesco dal 1987 per il suo ksour di terra e canne) e Ouarzazate (da visitare la kasbah di Taourirt), da Agdz con il fuoristrada si imbocca una pista parallela alla strada asfaltata per Zagora (circa 35 km) che corre lungo i bordi del palmeto sull’altra riva del fiume e raggiunge Tansikht: l’itinerario nella valle del Draa è un susseguirsi di fortezze con torri merlettate e vecchi villaggi in arenaria rossa.

Dalle dune di Merzouga al suk di Chefchaouen
Da Zagora (dove dormire al camping Oasis Enchantée…il nome rispecchia alla perfezione il luogo!) la Toyota riprende il viaggio, questa volta verso la gola del Dades su un tratto asfaltato di 60 km che da Boumalne arriva a Msemrir. Oltre non c’è che un sentiero percorribile solo con i 4×4 (fra valli d’altri tempi dove in tende di lana vivono ancora famiglie di berberi) che porta ad est fino alla gola del Todra con dirupi scoscesi alti fino a 300 metri. Da Erfoud, punto di partenza per le escursioni all’Erg Chebbi, si arriva a Merzouga, affascinante oasi sahariana con dune che si estendono per 30 km e raggiungono i 250 metri di altezza, paradiso per l’off road. A ovest del villaggio, si trova il Dayet Srij, grazioso laghetto che si riempie con l’acqua dei temporali invernali, da sempre meta di fenicotteri rosa e cicogne. Si risale verso nord passando per Er Rachidia, centro di impronta francese, da cui iniziano i palmeti dello Ziz che accompagnano al Foum-Zebel, il “tunnel del legionario” scavato nella roccia dai francesi nel 1927: la galleria si apre sulla gola del fiume i cui pendii spettacolari si collegano all’Atlante. Fra le città imperiali merita sicuramente una visita Fès ma ancor di più Meknes, con i bastioni che racchiudono la medina e la storica Place El Hedima, per poi raggiungere Taza, sulle colline più basse del Rif e del Medio Atlante, uno dei luoghi più antichi del Marocco da cui parte l’escursione al parco nazionale Jebel Tazzeka, fondato nel 1950 per proteggere le foreste di cedri. Da qui ci si dirige a Chefchaouen non prima però di aver ammirato i paesaggi del Rif dove incontrare meraviglie della natura con alte montagne, gole, formazioni rocciose e paesi di un tempo (fermatevi a Bab Berret e Bab Taza). Abbarbicata fra due monti, Chefchaouen, costruita nel 1471 da un discendente di Maometto, è famosa per le sue dimore a intonaco bianco e indaco con i tetti di tegole rosse (graziosa piazza Uta el-Hammam). Il raid alla scoperta del Marocco si conclude a Ceuta, enclave spagnola che sorge sullo stretto istmo fra il monte Hacho (leggendaria colonna d’Ercole con la rocca di Gibilterra) e la terraferma da cui ci si imbarca per la Spagna. Con la promessa di ritornare in Marocco per scoprire il fascino del sud, al confine con la Mauritania.

[toggle title=”APPUNTI DI VIAGGIO MAROCCO”]

Forma di governo: Monarchia costituzionale ereditaria
Capitale: Rabat (1.717.000 abitanti)
Città principali: Casablanca, Fes, Marrakech, Agadir, Tangeri, Meknes, Oujda, Kenitra e Tetouan
Popolazione: 33.757.750 abitanti (70 ab/km2)
Superficie: 446.550 chilometri quadrati
Lingua: Arabo, berbero (parlato dal 40% della popolazione), francese e spagnolo
Religione: Islam, cattolicesimo (60 mila fedeli) e ebraismo (15 mila). In tutto il Marocco vige il divieto per i non musulmani di entrare nelle moschee e nei luoghi di culto. L’unica moschea visitabile è la monumentale Hassan II di Casablanca oltre a quella di Tin Mal sull’Alto Atlante lungo il percorso fra Marrakech e Tizi’n Test.
Valuta: Dirham

Geografia: Stato dell’Africa settentrionale, situato nella regione conosciuta come Maghreb, il Marocco deve il suo nome alla città di Marrakech, parola di derivazione berbera (Mur-Akush “Terra di Dio”). Bagnato dal Mar Mediterraneo a nord e dall’Oceano Atlantico in tutto il tratto ad ovest dello Stretto di Gibilterra, il Marocco confina con l’Algeria ad est e sud est e con il territorio del Sahara occidentale a sud. Quattro le enclave spagnole in territorio marocchino che si affacciano sul Mediterraneo: Ceuta, Melilla, Penon de Velez de la Gomera e Penon de Alhucemas. Di proprietà spagnola anche le isole Chafarinas, sulla costa del Mediterraneo 45 km a est di Melilla, e le Canarie, al largo del lembo più meridionale della costa atlantica del Marocco. Le catene montuose dell’Alto Atlante e dell’Anti Atlante ricoprono essenzialmente le regioni settentrionale e centrale del paese, spesso autentiche zone rifugio per i berberi che in quei luoghi inaccessibili hanno meglio salvaguardato la propria identità. Il grande sud del paese si divide in due zone: la prima, dall’oceano ai confini algerini con un marcato andamento sud ovest nord est; la seconda, dal fiume Draa alla Mauritania con le provincie sahariane.

Storia: Abitato sin dalla preistoria dai berberi, il Marocco ha conosciuto la colonizzazione di fenici, cartaginesi, romani, bizantini e arabi. Il dominio delle dinastie islamiche (Idrisidi, Fatimidi, Almoravidi, Almohadi…Alawiti) ha avuto grande influenza a partire dal VII secolo mentre per le prime infiltrazioni coloniali europee bisogna attendere il XVIII secolo. Nel 1912, con il trattato di Fez, il Marocco diventa protettorato francese con un’amministrazione diretta sulla falsariga di quella applicata alla vicina Algeria mentre la Spagna estende il proprio controllo sul Rif e Tarfaya. Nel 1944 viene fondato il partito Istiqlal il cui programma punta all’indipendenza del paese dalla Francia: al termine della seconda guerra mondiale il Marocco chiede appoggio a Stati Uniti e Gran Bretagna per la causa indipendentista raggiunta il 2 marzo 1956. Dal 30 giugno 1999 il re del Marocco è Mohammed VI, figlio di Hassan II.

Gastronomia: Influenze gastronomiche arabe e francesi caratterizzano da sempre la cucina marocchina che ha alla base il tradizionale cibo dei nomadi – pecora, verdure e datteri – con un concentrato di sapori dal dolce al salato. Fra le specialità da assaggiare: la tajine (mix di verdure con carne o pesce, mandorle, prugne, olive, cipolle sottoaceto e fichi oppure nella versione con pollo al limone),il couscous (semola di grano o miglio cotta al vapore), la pastilla (sformato di pasta sfoglia alle mandorle ripieno di carne tritata di piccione, pollo o pesce), l’harira (zuppa di pomodoro, farina, lenticchie, ceci e pezzetti di carne), le brochette (spiedini di carne grigliati sul fuoco) e le kefta (polpette di carne tritata alle spezie). Lungo la costa si possono gustare squisiti piatti a base di crostacei con astice, aragosta e gamberoni oltre a sardine e sogliole. Mandorle, miele e zucchero sono gli ingredienti principali dei dolci marocchini fra cui i gustosi “corna di gazzella” dove la pasta di mandorla si mescola al profumo dei fiori d’arancio. Tipica bevanda, il tè alla menta preparato secondo un antico quanto affascinante rito.

Flora e fauna: Essenze aromatiche e di brughiera, ulivi, ginepri, lecci, querce da sughero, pini d’Aleppo, cedri e tuia sono solo parte della grandissima varietà della flora marocchina che si presenta, di regione in regione, di tipo mediterranea, montana o sahariana. Posto d’onore spetta alla palma da dattero che segna il confine fra la cultura mediterranea e il Sahara. In Marocco ve ne sono circa 5 milioni distribuite nella Valle del Draa, del Dades e nel Tafilalet: la pianta, che può raggiungere i 30 metri di altezza, è sostenuta da un tronco non ramificato e da un fittissimo e profondo sistema di radici. Della palma si usa tutto: il nocciolo macinato da cui le donne estraggono una farina per gli animali; il tronco che è il più comune materiale ligneo dell’architettura delle oasi; i fiori da cui si ricava il vino di palma; le foglie, materia prima per intrecciare canestri e stuoie. Da non dimenticare neppure l’argania spinosa, meglio conosciuta come argan, che ha habit specifico fra la regione di Essaouira e di Goulmine oltre che nelle isole Canarie. Simile all’ulivo per aspetto, ha foglie piccole e rigide, accanto a lunghe spine: dal nocciolo tostato si produce un pregiato olio commestibile e cosmetico apprezzato in tutto il mondo per i suoi effetti benefici sulla pelle. Fra gli animali, se bertucce, sciacalli e linci abitano ancora le regioni montuose, ai bordi del Sahara vivono gazzelle e fennec, le piccole volpi del deserto. Paradiso per erpetologi e ornitologi – grazie a cicogne, ibis calvi, upupa, aquila reale, tartarughe e vipere -, il Marocco è terra di dromedari, unici animali domestici in grado di sopportare i rigori del clima con una fisiologia talmente particolare da essere considerati veri e propri capolavori di adattamento: basti pensare alle zampe a forma di cuscinetto con una spessa callosità che le protegge dalla sabbia rovente o ancora alla capacità di chiudere le narici quando infuriano tempeste di sabbia.

Acquisti: Dai tappeti, intrecciati o ricamati, agli oggetti in cuoio sino ai minerali e ai fossili, il Marocco offre a turisti e viaggiatori la possibilità di scegliere fra souvenir di ogni genere (e ogni prezzo). Curiosare nei suk, specialmente quelli non turistici, alla ricerca di maioliche e ceramiche, coperte di lana, cesti in vimini, oggetti in tuia, spezie (cannella, curcuma, cumino, zenzero…) e stoffe variopinte è il modo migliore per portare a casa un ricordo di questo splendido paese. [/toggle]

[information]

Testo e Foto di Sonja Vietto Ramus – Photo and Press Agent
tel. +39 333 3612248 – Sat. +88 216 50360520 – sonja.vietto@gmail.com


[/information]

 Clicca qui per il reportage fotografico completo

 

Colori di Sabbia – Tour Namibia 2010 – Viaggi e Raids 4×4 di Dario Basile

In Namibia, terra selvaggia e senza tempo, per un raid avventura fra parchi naturali, deserti e villaggi dall’architettura tedesca: ecco il reportage di viaggio di “Colori di Sabbia” che alla guida di due fuoristrada toyota ha percorso 4 mila chilometri in off road….

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In un paese che, primo fra tutti, ha inserito la protezione dell’ambiente naturale nella propria costituzione, parchi nazionali e riserve faunistiche private non possono che rappresentare il fiore all’occhiello tanto da attrarre ogni anno milioni di turisti da tutto il mondo. Si, perché in Namibia, selvaggio angolo di Africa racchiusa fra deserto e oceano, gli animali selvatici e la natura incontaminata offrono ad appassionati ed amanti dell’ambiente (ma anche dell’off road) scenari fra i più incantevoli del pianeta. Dai ghepardi dell’altopiano Waterberg ai rinoceronti bianchi reintrodotti nell’Etosha Park sino alle colonie di otarie a Cape Cross: per chi desidera vedere da vicino i grandi animali africani, la Namibia è sicuramente il posto giusto per una vacanza. Se poi il raid lo si preferisce fare in fuoristrada, alla guida di jeep attrezzate per assaporare l’emozione di una corsa sulle dune che si tuffano nell’Atlantico attraversando piste sterrate e guadi in secca, allora questo antico territorio di colonizzazione tedesca a sud-ovest dell’Africa è quello che fa per voi. Da Milano a Windhoek – con scalo a Francoforte – attraverso il Namib Desert, il parco Etosha, Walwis Bay e Swakopmund: un tour di 15 giorni e poco meno di 4 mila chilometri alla guida di due Toyota Double Cab con gli amici di “Colori di Sabbia”, da anni specializzati in viaggi e raid 4×4. Tappa per tappa, ecco il reportage (anche fotografico) di questa splendida avventura alla scoperta di una fra le terre più selvagge e senza tempo del continente africano.

Dall’architettura tedesca di Windhoek alle dune del Namib Naukluft Park
E’ dalla città di Francoforte che il volo diretto della compagnia di linea Air Namib decolla alla volta della capitale della Namibia dove il piccolo aeroporto africano accoglie l’arrivo dei cinque turisti italiani accompagnati da Dario Basile, coordinatore del tour operator milanese. Di impronta decisamente tedesca, con le sue “strasse” a ricordarne giorno dopo giorno la passata colonizzazione germanica, Windhoek, importante centro per il commercio delle pelli di pecora, merita una visita al centro storico dove fra gli edifici più importanti svettano la chiesa luterana Christuskirche (costruita a metà fra neogotico e art nouveau), il Reiterdenkmal, monumento ai soldati delle Schutztruppe caduti durante le guerre Herero e l’antico fortino con le sue mura ancora ben conservate. Alla guida di due 4×4 di casa Toyota – equipaggiati di bull bar, pneumatici da sabbia e serbatoi supplementari per gasolio ed acqua – ci si dirige verso Lake Oanib percorrendo un tratto di 120 km che accompagna fino a questa piccola distesa cristallina dove splendidi cottage in puro stile africano fanno da cornice alle passeggiate di giraffe e struzzi. Una lunga strada sterrata attraversa la pianura africana intervallata da acacie e bassi cespugli che si fanno largo fra il giallo oro dell’erba bruciata dal sole: da Oanib la direzione indica Sesriem che si raggiunge dopo poco più di 200 km percorsi osservando famiglie di gazzelle e orici. Per la pausa pranzo la sosta è a Solitaire, un piccolo insediamento di abitazioni situato all’ingresso del parco Namib Desert, dove si trovano le più alte dune della Namibia. A dispetto del nome (Solitaire), di turisti qui se ne vedono e anche molti…non solo per l’ottima “apple pie” servita nell’emporio locale ma anche per il caratteristico museo a cielo aperto che raccoglie carcasse e rottami di auto storiche e vecchi trattori agricoli! A Sesriem, un confortevole lodge incastonato fra rocce rossastre dalle forme bizzarre, anticipa la bellezza dei paesaggi protagonisti delle tappe successive di questo raid 4×4. Proprio da qui si prende uno sterrato che attraversa montagne rocciose e grandi radure africane illuminate dal sole sino a raggiungere il tanto atteso Namib Naukluft Park dove le dune più alte del mondo (sino a 400 metri), modellate dal vento, assumono forme e colori che variano con la luce del giorno. Con i suoi 50 mila km quadrati, il Naukluft – conosciuto anche come “deserto che vive” – è l’oasi naturale più estesa del paese: un immenso plateau che si innalza dalla piana desertica, profondamente inciso da ripide e profonde gole, habitat naturale per zebre di montagna, babbuini e ghepardi. Inserita la trazione integrale le fuoristrada risalgono la strada di sabbia “pennellandola” con traiettorie morbide e lineari sino alla vetta della famosa Duna 45, ribattezzata così perché collocata al 45° chilometro sul tratto che collega Sesriem a Soussuslvei, e ancora “Big Daddy”, la più alta duna del mondo con i suoi 390 metri, incontrata dopo aver attraversato il fiume Tsauchab. Proseguendo il tracciato off road si arriva a Soussuslvei, pozza d’acqua effimera circondata da sabbia, dove il letto del fiume in secca, costeggiato da arbusti e piante rare, diventa luogo ideale per osservare flora e fauna locale.

Walvis Bay e Swakopmund: uno spettacolo d’altri tempi 
Dopo il rientro a Solitaire, il GPS punta verso nord, direzione da seguire per raggiungere una strada sterrata che si inerpica in montagna sino a superare due alti valichi dove rocce scure creano bizzarri giochi di luci e ombre per poi scendere gradualmente in una vasta distesa desertica e sabbiosa. Il raid riprende verso Walvis Bay (baia delle balene) dove passeggiare lungo le coste popolate da miriadi di eleganti fenicotteri rosa, osservando le distese di sale bianco, è uno spettacolo davvero entusiasmante. Città portuale di 40 mila abitanti, situata a 30 km da Swakopmund nell’omonima baia, Walvis è stata da sempre al centro di contese internazionali per la presenza del frangiflutti naturale costituito da una lingua di terra, Pelican Point, dove nei decenni sorsero numerosi insediamenti europei. Il viaggio porta ad un’altra meta, Swakopmund, raggiunta via asfalto su una strada costeggiata a destra dalle dune e a sinistra dall’oceano Atlantico con le sue onde alte ed impetuose. La cena in un tipico ristorante ospitato in una vecchia nave incagliata anticipa l’atmosfera africana che si respirerà nei giorni successivi. Costruita sulla foce a delta del fiume Swakop, da cui prende il nome, in questa città della Namibia occidentale si possono ammirare edifici storici di impronta coloniale tedesca fra cui la prigione e la biblioteca pubblica. Ma non solo: per i turisti qui le curiosità non mancano tant’è che si possono visitare il ranch (aperto al pubblico) dove si allevano dromedari e la Martin Luther, locomotiva a vapore del 1896 completamente abbandonata nel deserto. Percorrendo la strada B2 (o in alternativa utilizzando la ferrovia TransNamib) ci si sposta verso l’entroterra dove osservare la Welwitschia Mirabilis, pianta endemica che cresce in questa regione, caratteristica per la longevità (sino a 2000 anni) e per le due enormi foglie che si espandono in direzione opposta sulla superficie del terreno. Per godere della bellezza di questa rara specie della flora locale bisogna percorrere una pista che sembra tagliare in due “le montagne della luna” tanto il panorama che si incontra assomiglia a quello lunare con le sue rocce scure fra la strada polverosa. Dopo un breve tratto di asfalto, le due Toyota si cimentano nuovamente nella guida off road, questa volta per raggiungere lo Spitzkoppe, conosciuto anche come “Cervino d’Africa”, con il suo granito di colore rossastro che spicca fra arbusti e Butter Tree. Centotrenta km separano da Swakopmund dove si rientra per una visita alla Kristal Gallery dove sono esposti cristalli e pietre di ogni forma e colore ma anche per sorseggiare una “Windhoek Lager” al Light House Pub vicino al faro della città.

Dalle otarie di Cape Cross all’Etosha Park passando per le Epupa Falls
Lungo una strada – asfaltata prima e sterrata poi – ci si imbatte nei primi relitti di navi incagliate sulla spiaggia: è questo il percorso che accompagna a Cape Cross, famosa in tutto il mondo per le colonie di otarie del capo che popolano questa zona e che in certi mesi dell’anno arrivano a 200 mila esemplari. Da questo paradiso naturale si parte per la Skeleton Coast dove al cancello d’ingresso sono due teschi d’animale a dare il benvenuto ai turisti: una pista sterrata nel bel mezzo dell’assoluto deserto dove un manto di magnetite nerastra ricopre le dune di sabbia gialla, ora color ocra, ora velata di verde. Dirigersi verso Twyfelfontein significa passare da uno paesaggio ad un altro completamente differente in poche decine di chilometri: il nuovo scenario che si presenta agli occhi è a tratti verdeggiante, con zebre e gazzelle a fare da indiscusse padrone di casa, a tratti rossastro, con montagne degne di un canyon americano. L’arrivo ad un lodge costruito fra rocce impreziosite da incisioni rupestri conclude questa tappa del viaggio in Namibia che ha portato a percorrere altri 480 km. Il raid 4×4 riprende con una visita alle Burn Mountains, distese di rocce vulcaniche, a cui segue quella alle Organ Pipes, colonne di dolerite (basalto a grana grossa) che assomigliano a vere e proprie canne d’organo. Ma a suscitare le emozioni più profonde sono le incisioni rupestri degli antichi cacciatori San che sulle rocce disegnavano i luoghi in cui trovare gli animali per la caccia e le fonti d’acqua: camminare fra pareti e anfratti per ammirare questi graffiti vecchi milioni di anni non ha davvero prezzo. Il viaggio riprende in direzione di Sesfontein: lungo il tragitto si avvistano zebre e giraffe ma anche i primi volti di donne e bambini Himba, che per proteggersi dal caldo e dagli insetti cospargono le mani e il pellame dei loro abiti di terra color ocra, e altri di etnia Herero con un abbigliamento che riporta allo stile vittoriano… Ripartendo da Opuwo si imbocca una strada sterrata che, attraversando fiumi in secca, accompagna ad un villaggio Himba dove si incontrano molte donne ma quasi mai uomini, fuori al pascolo con il bestiame. Le fuoristrada imboccano la pista che porta alle Epupa Falls dove un altro splendido lodge sulla rive del fiume Kunene si affaccia sul sentiero che porta alle cascate: un intrecciarsi di corsi d’acqua, fra palme e baobab, si unisce sino a formare salti di ogni altezza. Uno spettacolo naturale che lascia senza parole…pensando anche che dall’altro lato del fiume c’è l’Angola! Si prosegue poi verso Oshakati dove merita una visita il tradizionale mercato locale apprezzato per la varietà di spezie, per il pesce e la carne e per le splendide tuniche che danno un tocco di colore alle bancarelle. Da questo villaggio partono le escursioni per il parco Etosha, a nord della Namibia, che si raggiunge percorrendo altri 240 km di asfalto: qui, il game drive con gazzelle, springbok, antilopi, elefanti e rinoceronti è il fiore all’occhiello delle attrattive turistiche. I resort, costruiti in stile africano, si affacciano tutti su pozze d’acqua dove, nelle ore notturne, elefanti, ghepardi e grandi felini vengono ad abbeverarsi facendosi ammirare (in totale sicurezza) dai turisti. Il viaggio targato “Colori di Sabbia” è ormai alla fine quando si parte in direzione di Otijwarongo (percorrendo 250 km) dove è d’obbligo una sosta per visitare la Cheetah Reserve Foundation dove ci si occupa dello studio e della cura dei ghepardi (qui ne sono ospitati ben 56): grazie alla campagna di informazione effettuata con i farmer locali contro l’uccisione di questi felini (fornendo loro cani addestrati per difendere il bestiame), ora sono i proprietari stessi delle fattorie a sfamare i ghepardi. Raggiungere Windhoek (a 260 km) per poi rientrare a Francoforte significa concludere questa incredibile avventura fra natura incontaminata e animali selvatici, dopo aver scoperto le bellezze di un paese che ha nella sua storia un mix di tradizioni africane ed europee. Un arrivederci che è già una promessa di ritorno!
Si ringraziano: Cinzia Sforzini, Lorenza Breda e Dario Basile

[toggle title=”APPUNTI DI VIAGGIO NAMIBIA“]

Forma di governo: Repubblica
Capitale: Windhoek
Superficie: 825.418 km quadrati
Lingua: Inglese (ufficiale); Afrikaans, Tedesco e Oshiwambo (regionale)
Religione: Cristianesimo (dottrina luterana)
Valuta: Dollaro namibiano (1 euro = 9,05 N$)

Storia: Nonostante il territorio sia stato scoperto dal portoghese Bartolomeo Diaz nel 1486, la regione corrispondente all’attuale Namibia venne esplorata dagli europei soltanto negli anni 40 del XIX secolo. Fra il 1885 e il 1890, la Namibia cadde in mano alla Germania che le diede uno status di colonia nel 1892 con il nome di Africa Tedesca del Sudovest mentre l’attuale Walwis Bay divenne possedimento britannico sin dal 1840. Durante la prima guerra mondiale il Sudafrica occupò la Namibia e ne assunse l’amministrazione con mandato della Società delle Nazioni fino alla 2^ guerra quando il governo sudafricano decise per un’annessione unilaterale del territorio namibiano. Nel 1966 l’organizzazione Swapo di ispirazione marxista iniziò una cruenta guerriglia indipendentista contro il Sudafrica che cedette solo nel 1988 accettando un piano di pace proposto dalle Nazioni Unite che portò alla piena indipendenza della Namibia nel 1990.

Geografia: Stato dell’Africa meridionale, la Namibia confina a nord con l’Angola e lo Zambia, a est con il Botswana, a sud con il Sudafrica mentre a ovest si affaccia sull’oceano Atlantico. Con una popolazione di 2.031.000 abitanti ed un’estensione di oltre 825 mila km quadrati, la Namibia è al secondo posto (dopo la Mongolia) fra le nazioni sovrane al mondo con la minor densità di abitanti (2,5 per km quadrato). Caratterizzata da una serie di altopiani il più alto dei quali è il Brandberg (2606 metri), al centro è attraversata lungo l’asse nord-sud da un altro rilievo circondato ad ovest dal deserto del Namib, a sud dal fiume Orange, a sud e ad est dal deserto del Kalahari. La Namibia è stato il primo paese al mondo a citare esplicitamente la protezione dell’ambiente naturale nella propria costituzione: il piano di conservazione è basato sul principio del Community Based Natural Rosource Management che prevede una gestione decentralizzata delle risorse ambientali del paese. Gran parte del territorio di questo stato africano è incluso in aree naturali protette, in parchi nazionali e in riserve faunistiche private: i due principali parchi nazionali sono il Namib-Naukluft (il più grande del continente) che include il deserto del Namib e i monti Naukluft, e l’Etosha a nord del paese. Conosciuto come il più secco di tutti i deserti africani con precipitazioni fra i 13 e i 50 mm all’anno, il Namib occupa parte della costa atlantica dell’Africa occidentale per 2080 km dalla città di Namibe, in Angola, verso sud attraverso la Namibia sino al fiume Olifants nella Provincia del Capo in Sudafrica: il territorio desertico si estende poi verso l’interno del continente per quasi 160 km dove si congiunge con il vicino deserto del Kalahari.

Flora e fauna: Fra le piante più insolite presenti in Namibia va segnalata la Welwitschia Mirabilis, endemica del deserto dell’Angola, considerata una delle più antiche e longeve esistenti al mondo. Delle 100 specie di alberi che crescono in questo territorio africano ci sono anche il mopane, la marula, il fico gigante e il baobab anche se l’albero nazionale è l’Aloe Dichotoma detta “kokerboom” (albero faretra) utilizzata dai San che svuotano i rami della pianta per farne contenitori per le loro frecce. Endemica nel Namib è l’Acanthosicyos Horrida, dotata di lunghe spine, che produce frutti simili a piccoli meloni, prezioso nutrimento per gli animali del deserto (ad esempio gli struzzi) ma commestibile anche per l’uomo. Molto diffuse sono anche l’arbusto Zygophyllum Stapffii detto “pianta dei talleri” perché le foglie hanno l’aspetto di monete d’oro e l’Euphorbia Damarana, arbusto dalla linfa estremamente tossica usata dai boscimani per avvelenare le frecce. La fauna originaria della Namibia ha purtroppo sofferto molto le battute di caccia grossa organizzate dagli europei tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo: gran parte degli animali dell’Africa subsahariana sono comunque ancora rappresentati tant’è che nel Namib ne vivono numerose specie endemiche. I grandi felini sono tutti presenti in particolare il ghepardo ancora molto diffuso nell’altopiano Waterberg nonostante l’espansione delle fattorie. Non mancano gatti selvatici, genette, suricati, sciacalli, antilopi e gazzelle ma anche giraffe, elefanti, zebre e facoceri. Dopo una scomparsa quasi totale, i rinoceronti bianchi sono stati reintrodotti nel Parco Nazionale Etosha con ottimi risultati mentre quelli neri si trovano nel Damaraland. Lungo le coste vivono mammiferi marini fra cui diverse specie di delfini mentre da Walwis Bay verso nord si incontrano colonie di otarie, la più grande delle quali si trova a Cape Cross. Specie endemiche sono la zebra di montagna di Hartmann, la giraffa fumosa, la iena bruna e i rinoceronti del deserto. Fra i serpenti africani di questo territorio ci sono la vipera cornuta del Namib e la lucertola Aprosaura Achietae che si sposta sulla sabbia rovente saltellando da una zampa all’altra quasi senza toccar terra. A completare la fauna locale ci sono anche il pellicano bianco, l’allodola di Gray e l’aquila pescatrice africana rappresentata nello stemma del paese.

Gastronomia: Caratterizzata principalmente da piatti di origine tedesca e da vino sudafricano, nella cucina tipica della Namibia troviamo varie specialità a base di pesce e carne ad iniziare dalle aragoste sino al “bobotie”, carne macinata al tegame con curry in polvere, limone, zucchero e mandorle, senza dimenticare gli antipasti a base di “koeksisters”, ciambelle servite fredde con sciroppo speziato. Ottima anche la scelta dei dolci con il “melktert”, budino al latte con cannella cotto al forno, a fare da protagonista. Snack per eccellenza dei cow boy namibiani e afrikaans sono invece i “bitong”, striscioline di manzo o struzzo lasciate essiccare e consumate fredde.
Informazioni pratiche: Volo diretto da Francoforte a Windhoek con Air Namibia (www.airnamibia.com.na); noleggio auto Asco Car Hire (www.ascocarhire.com) con sede a Windhoek (ottimo rapporto qualità/prezzo e fuoristrada ben equipaggiati); costo del gasolio fra 7,53 e 7,69 N$ al litro; passaporto in corso di validità; visto da richiedersi all’arrivo in aeroporto a Windhoek.[/toggle]

[information]

Organizzazione tour Namibia: “Colori di Sabbia” viaggi e raids 4×4 di Dario Basile 
Via Arimondi, 9 20155 Milano 
Tel/fax 02.39211428 – Cell 338.9377821 
Web: www.coloridisabbia.it – e mail: info@coloridisabbia.it [/information]

 

Comments Box SVG iconsUsed for the like, share, comment, and reaction icons
Carica altre foto